Ad oggi siamo arrivati a 15.671, con un incremento di oltre mille «residenti invisibili» in circa tre mesi.
Le residenze fittizie, strumento anagrafico utilizzato soltanto a Roma, derivano da una delibera del 1994 e concedono un indirizzo «virtuale» e dunque inesistente per ottenere documenti validi all'accesso ai servizi sociali. Carta d'identità, pensione sociale, cure mediche. Nata come forma di civile assistenza alle persone senza fissa dimora, sembra essere invece diventata un ottimo escamotage utilizzato soprattutto da extracomunitari per ottenere documenti italiani. Il problema diventa però emergenza sicurezza poiché non è previsto alcun tipo di controllo su queste persone trattandosi, ovviamente, di residenze inesistenti. Di questa vera e propria emergenza se ne è occupata la commissione capitolina sulla Sicurezza, nella sua prima seduta dopo la pausa estiva. «L'inchiesta del vostro giornale è riuscita ad accendere i riflettori su un problema delicatissimo - spiega il presidente della Comissione, Fabrizio Santori - e al quale occorre dare delle risposte immediate. Gli ultimi dati che ci ha fornito l'Anagrafe capitolina, registrano un ulteriore aumento delle residenze fittizie. Al 4 settembre siamo arrivati a 15.671 residenti invisibili. Un incremento allarmante e sul quale occorre fare chiarezza». La commissione, dopo tre ore di discussione alla presenza dei responsabili dell'Anagrafe capitolina e dell'Avvocatura comunale «ha decisio di inviare una lettera al sindaco, al vice sindaco, ai Municipi, in cui si inviterà ad un giro di vite contro questo fenomeno. Il centrosinistra - commenta Santori - ha infatti dato un'interpretazione molto ampia alla circolare del 1994. Inviteremo quindi i Municipi a concedere soltanto la seconda iscrizione anagrafica come ad esempio per irreperibilità del soggetto che provenga però da Roma. La nostra proposta poi è quella della cancellazione di tutti i soggetti risultati irreperibili dal censimento del 2001. Va poi rivista la procedura di accertamento da parte dei vigili urbani e responsabilizzate le associazioni di volontariato - conclude il presidente della commissione Sicurezza - che dovranno inviare un elenco dei "residenti virtuali», su controllo della polizia municipale, almeno una volta l'anno».
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07/09/2008