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Fabio Di Chio f.dichio@iltempo.it Le punizioni minacciate ...

Fabio Di Chio
f.dichio@iltempo.it
Le punizioni minacciate andavano dall'impiccagione al taglio dei capelli. Erano alcune delle regole imposte alle oltre cento ragazze del clan romeno ritenuto a capo dello sfruttamento della prostituzione a Roma.

Le giovani, tutte romene, ogni giorno popolavano le vie del mercato del sesso, venivano piazzate all'Eur, sulla Salaria, in via Palmiro Togliatti, sull'Ardeatina. Erano carne da vendere: venivano chiamate «bagagli» oppure «operaie», «cornacchie» quelle delle altre etnie. Le zone dove battevano invece erano definite «terreni», affittati alle altre organizzazioni per circa 250 euro.
Sotto il coordinamento del vice capo della Polizia, Nicola Cavaliere, gli investigatori della Squadra Mobile diretta da Vittorio Rizzi, in collaborazione con le forze dell'ordine di Bucarest rappresentate ieri in Questura dal dirigente della polizia romena Marian Mandroc, hanno sgominato la banda ricostruendo l'articolato circuito: come i malavitosi controllavano il territorio, i prezzi che imponevano agli altri sodalizi criminali, e quanto fruttava il giro d'affari. Per ora il bilancio è di sei romeni arrestati, tre dei quali estradati, e due latitanti.
I sospetti partono nel luglio 2007, dopo una sparatoria tra romeni in cui uno di loro rimane a terra ferito. I poliziotti scoprono che dietro al conflitto a fuoco c'è una minorenne contesa. Gli accertamenti proseguono: a novembre finiscono in carcere nove persone e vengono identificate diciotto ragazze. Ma non si fermano qua. La Mobile arriva al vertice dell'organizzazione, identificando il capo: si tratta di Niku Ciprian Florian, 34 anni, taglieggiava e gestiva il territorio. La polizia lo intercetta, registra i suoi ordini, i suoi accordi, i toni minacciosi. E viene a sapere come veniva organizzato il lavoro: le prostitute che guadagnavano fino a 500 euro a notte, potevano tenere per sé il 50% degli incassi ma dovevano garantire all'organizzazione vitto, alloggio e trasporto.
Ieri l'indagine ha incassato anche i complimenti del ministro dell'Interno, Roberto Maroni «per la complessa operazione.
L'inchiesta però non è finita, tra mille difficoltà e soprattutto tra mille paure, delle ragazze sfruttate: finora ne sono state identificate 30 ma nessuna di loro ha denunciato i protettori.

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29/08/2008










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