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Parla Ioni, lavavetri sulla Gianicolense

«Meglio stare ai semafori che rubare»

Viviana Spinella
«Io qui lavoro. La gente quando vuole mi dà spicci. Quando no vuole, va bene, via, no problema. E cosa devo fare? Meglio rubare?». Ioni risponde senza troppi indugi: «No, noi romeni veniamo da campagna per vivere, no per rubare».


È da due anni qui in Italia e il mestiere del lavavetri per lui è solo un ripiego. «Io faccio muratore». E perché stai qui al semaforo? «Perché è chiuso ora. E che faccio, ho detto, nulla? Come prendo soldi? Ho visto un mio amico che lo faceva, e l'ho fatto anch'io».
Ioni ha 35 anni. È un uomo possente e ha le mani ruvide. Ha gli occhi e i capelli chiari, i baffi lunghi che coprono il labbro superiore, e i denti quasi tutti ricoperti d'oro. Cerca un po' d'ombra tra gli alberi e i cespugli che proteggono la corsia del tram della Circonvallazione Gianicolense, proprio qualche metro prima dell'ospedale San Camillo, all'angolo con via Ramazzini.
Aspetta il suo momento, mentre immerge la lunga spazzola dentro un secchio di acqua e schiuma.
Come muratore riesce a guadagnare 600 euro al mese, anche 700 alcune volte. E come lavavetri? «Mah, così... 15, 20 euro al giorno. Per me tengo solo quanto basta per un panino e una birra. Tutto il resto mando a casa». Cinque figli lontani in Romania e una moglie malata di ulcera ricoverata qui in ospedale, forse tra una settimana potrà uscire, lo ha rassicurato qualche giorno fa il medico. La giornata al semaforo per Ioni è dura: «Dalle sei di mattina alle sei di sera», racconta. Poi, la notte, va a dormire in un campo nomadi alla Muratella. Come ti trattano gli italiani, chiediamo, e lui: «Bene, bene, italiani buoni, come noi. Se uno dice di no io non lavo. Qualcuno mi dà spicci senza pulire».
Sa bene come comportarsi, ripete più volte che lui non vuole dare fastidio a nessuno, che molti lo conoscono e che solo se dicono di sì con la testa lui si avvicina e lava il parabrezza delle auto. «Se passa polizia e mi dice di non lavare io mi allontano, ma dopo torno». E se ti proibissero di lavorare? «Perché? - chiede - E che devo fare, rubare? Io voglio lavorare».
Non parla mai di un capo, di qualcuno da pagare per poter stare senza troppi problemi a quel semaforo. Ma, dopo un po' che parliamo, si avvicina un altro lavavetri, prima fermo dall'altra parte della strada. «Lui è mio amico - dice subito Ioni - lavoriamo insieme io qua e lui là», e indica il semaforo della carreggiata opposta, ora rimasto sguarnito.
Meglio questo che la vita in Romania? «Sì - dice Ioni con convinzione - a casa non c'è lavoro. Lì in campagna solo 100 euro al mese, non basta per vivere».

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27/08/2008










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