Che
ora dovranno rispondere, a vario titolo, delle ipotesi di
reato che vanno dalle violazioni delle norme paesistiche e
urbanistiche alla distruzione o deturpamento delle bellezze
naturali davanti al giudice monocratico del Tribunale di
Tivoli nel dibattimento che si aprirà il prossimo 11
luglio.
Per il pubblico ministero titolare
dell'inchiesta, il sostituto procuratore Luca Ramacci, i
«lavori in corso di esecuzione alla data dell'accertamento»
sono da considerarsi «opere non sanabili» perché
«distruggevano o comunque alteravano le bellezze naturali
dei luoghi soggetti a speciale protezione dell'autorità».
Facendo riferimento all'area protetta più grande del
Lazio, quella dei Monti Simbruini, infatti, il progetto
(finanziato con 400 mila euro di fondi europei) era
vincolato alla «valutazione d'incidenza obbligatoria per le
aree ricadenti nella rete Natura 2000 che tutela i più
rilevanti biotopi d'Europa», secondo il Wwf Lazio che da
sempre lamenta il «mancato visto della Soprintendenza
regionale sul nullaosta dell'ente Parco e l'enorme danno
ambientale provocato dai lavori di costruzione del
manufatto fra cui scassi, interramento di doline e taglio
di faggi».
Tant'è che tra le parti offese figurano il
ministero dell'Ambiente, la Regione Lazio, il Parco dei
Simbruini e il Comune di Subiaco. che da tempo chiede «il
dissequestro della pista, compresa l'istanza di
utilizzazione parziale del bene», come del resto gli sci
club, dal 2004 privati dei 15 chilometri dell'originario
tracciato, dove nel 1977 si tennero i campionati italiani
assoluti di sci di fondo.
Anche il Wwf auspica «una
reale eliminazione degli effetti del danno, conseguibile
attraverso il completo ripristino dello stato dei luoghi».
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11/05/2008