Figura inconsueta di pianista, Radu Lupu è riservato,
appartato ed ormai lontano anche dalle sale di
registrazione. Il suo volto ricorda il tenebroso Rasputin:
ma il suo pianoforte, invece, è profondo come pochi,
cristallino, eppure misterioso, insondabile ed ogni
concerto è una sorta di irripetibile confessione. Radu
eseguirà la «Sonata D 850 op.52» di Schubert (1825)
romanticamente disciolta nella bellezza della natura, indi
i magici «Préludes» di Debussy tratti dal libro I°, che
rivoluzionano la tecnica del pianoforte, pervenendo alla
polverizzazione delle linee musicali, come nella coeva
pittura impressionista. Pao. Par.
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08/05/2008