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Roma

«Fumo nero dalle ciminiere» E i residenti chiamano il 112

Hanno visto uno dei camini del termovalorizzatore sputare un fumo strano, nero, diverso da quelli che escono dalle due ciminiere che chiudono il panorama di Colleferro verso nord e hanno chiamato i carabinieri per denunciare l'accaduto. Ispazioni sono in corso nei due termovalorizzatori di proprietà delle società Mobile Service, controllata da Consorzio Gaia al 100%, ed E.

P.Sistemi, il cui pacchetto azionario è suddiviso al 60 per cento a Consorzio Gaia e al 40 per cento circa all'Ama di Roma.
Il combustibile da rifiuti al momento sotto la lente d'ingrandimento dei militari del Nucleo operativo ecologico di Roma pare sia quello che Ama conferisce a Gaia: sono stati fermati e controllati i camion dell'azienda romana e dai primi riscontri sembra che il cdr sia troppo umido, cioè non corrisponda perfettamente alle caratteristiche che la legge impone affinché possa essere bruciato. La norma prevede che il cdr venga prodotto tramite processi volti a eliminare i materiali non combustibili, come il vetro o i metalli, e la frazione umida, cioè gli scarti alimentari o agricoli e, dopo la selezione, che il residuo secco rimasto venga triturato e confezionato in grossi blocchi chiusi avvolti in pellicola pronti per essere bruciati. Il sospetto è che il cdr presenti una frazione umida rilevante, cosa che non permetterebbe agli impianti di bruciarlo correttamente. I campioni prelevati dai carabinieri per le analisi saranno inviati presso i laboratori dell'Arpa (Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente) di Frosinone ed entro pochi giorni dovrebbero giungere le risposte.
«Sono controlli normali - dice il direttore generale di Gaia, Franco Perasso - che si affiancano a quelli che regolarmente facciamo in azienda per controllare le emissioni dei nostri impianti e il loro funzionamento. I carabinieri del Noe stanno controllando la qualità del cdr che viene conferito a Gaia».
La lotta dei residenti del quartiere Scalo contro i due termovalorizzatori inizia con la costruzione dei due bruciarifiuti gemelli alla fine degli anni '90 e ancora non si placa. Cattivi odori e nessun ristoro ambientale, elettrodotti che passano sopra l'asilo, un continuo viavai di tir attraverso le strette viuzze, un percorso alternativo che era stato promesso ma mai realizzato per i pesanti automezzi carichi di cdr provenienti da tutta Italia e nessuno prato verde per far giocare i bambini.
Allo smog, al rumore sordo dei motori diesel dei camion e al cattivo odore erano abituati, i residenti del quartiere Scalo, ma a quel fumo nero e strano proprio no: «Ci siamo spaventati - dice una donna - e così i Carabinieri sono stati la nostra unica speranza per capire quanto succedeva là dentro, se c'erano pericoli per i nostri figli, per gli anziani e per noi». Sì, perché le case dello Scalo, il nucleo storico di Colleferro, affacciano sui due impianti bruciarifiuti.
Risale a solo qualche mese fa l'importante contratto sottoscritto da Gaia con Ama per la fornitura quinquennale del combustibile da rifiuti; Gaia non è stata mai messa in condizione di realizzare l'impianto per la produzione di cdr che le permetterebbe di chiudere il ciclo dei rifiuti, impianto che nel progetto iniziale doveva sorgere poco lontano dai termovalorizzatori tra i comuni di Colleferro e Valmontone.
Ste. Gel.

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07/05/2008










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