Una giornata non solo simbolica, quella di
ieri, quando Alemanno ha compiuto «l'atto di onore che il
nuovo sindaco fa ai simboli di Roma». Tre ore nei luoghi
della memoria, l'Altare della Patria, Porta San Paolo, le
Fosse Ardeatine e la Sinagoga. È la memoria di una Roma
ferita, offesa, stuprata, che il nuovo sindaco terrà viva.
«Confermeremo con forza il ruolo di Roma come città aperta
e democratica - sostiene Alemanno - che deve rispettare
tutte le identità. Una città molto radicata nei valori
cattolici di solidarietà e tolleranza». Un taglio netto con
il passato, ribadito ieri non più da dirigente di partito
ma da sindaco della Capitale.
E dalla mattinata
istituzionale, al pomeriggio di consultazioni per
sciogliere il primo, vero nodo capitolino, quello della
composizione della giunta. Oggi ci sarà l'incontro con gli
esponenti di Fi, Alfredo Antoniozzi e Antonio Tajani, nel
pomeriggio sarà la volta di Francesco Giro. Sul tavolo 12
assessorati, dei quali sei in quota An, quattro Fi e due
«tecnici», uno certamente al Bilancio, l'altro alla Cultura
con Umberto Croppi. Per il resto tasselli ancora da
coprire. Sempre più probabile che Fi prenda Ambiente (Fabio
De Lillo), Commercio (Davide Bordoni), Lavori pubblici e
Scuola. Ad An andrebbe invece l'Urbanistica (Marco Marsilio
che resta il favorito, o Sergio Marchi), Patrimonio
(Daniele Clarke), Trasporti (meno certo il nome di Vincenzo
Piso), Personale, Sociale, Progetti speciali. La delega
all'emergenza abitativa potrebbe invece andare a Marco Di
Cosimo, quella all'infanzia a Roberta Angelilli. Conti
difficili da fare, considerando anche i delicati ruoli
della presidenza del Consiglio, del capogruppo e delle
presidenze delle commissioni capitoline, vero motore
dell'azione politica e amministrativa capitolina. Da
individuare anche le alte professionalità per la
commissione «Attali» per lo sviluppo della città.
Indiscrezioni vogliono anche i nomi di Antonello Venditti e
Gigi Proietti come possibili componenti della commissione
bipartisan. Considerazioni che impegneranno sindaco ed
esponenti di partito ancora qualche giorno.
Non si è
fatta attendere, invece, la lettera di Alemanno
all'ambasciatore Usa, Ronald P. Spogli, per chiarire il
polverone sulla Festa del Cinema: «Il mio accento critico
rispetto alla Festa del Cinema - scrive - riguarda il modo
con cui gli interpreti della cinematografia internazionale
ed americana sono stati coinvolti, senza un progetto che
comprendesse un reale scambio di esperienze e di promozione
sul mercato delle produzioni italiane e statunitensi».
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06/05/2008