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Roma

Gabriele Santoro g.santoro@iltempo.it UNO
«Ho scelto di ...

Gabriele Santoro
g.santoro@iltempo.it
UNO

«Ho scelto di candidarmi a sindaco perché amo la mia città e ritengo che oggi cambiare la sua politica sia assolutamente prioritario. È arrivato il momento di voltare pagina.

Da 15 anni Roma è governata dallo stesso gruppo di potere che ne ha frenato lo sviluppo. Oggi abbiamo una città avvolta nel degrado e nell'insicurezza, che stenta a decollare. L'unica risposta possibile a questa situazione è una forte discontinuità rispetto al passato, riportando al centro dell'amministrazione i romani che sono la prima risorsa della nostra Capitale. Mi fido di loro, insieme possiamo cambiare il volto della Capitale».



DUE

«Il mio primo impegno è recuperare il controllo del territorio a Roma. Per questo lavoreremo subito per l'allontanamento dalla città dei 20mila stranieri, che hanno commesso reati e che girano liberamente per la Capitale. Dobbiamo dire basta al falso buonismo che ha fatto nascere tra gli immigrati la convinzione che si possa venire a Roma a fare quello che si vuole. Da consigliere comunale avevo avvertito per tempo il sindaco Veltroni che l'emergenza sicurezza stava per scoppiare nella nostra città, ma ci sono volute delle tragedie, come la morte della signora Reggiani, perché cadesse dalla sedia. A quel punto sembrava che qualcosa dovesse cambiare e, invece, abbiamo visto che tutto è rimasto uguale. Ma dopo l'episodio alla stazione La Storta è chiaro che non possiamo più aspettare: dobbiamo agire immediatamente e restituire ai cittadini romani il diritto alla sicurezza».



TRE

«Veltroni ha lavorato solo sull'immagine e la comunicazione, nascondendo i veri problemi della città, per costruire la scena di cartapesta del modello Roma. Le iniziative di facciata sono state efficaci sul piano della comunicazione, ma hanno assunto un sapore di beffa nei confronti dei cittadini, che continuano a vivere una quotidianità difficile. E la conferma di questa situazione sta nel fatto che appena Veltroni ha smesso di essere presente mediaticamente su Roma sono emerse tutte le criticità della sua amministrazione».



QUATTRO

«Vogliamo una Capitale aperta, ma deve essere chiaro che non si transige sul rispetto delle regole. Dobbiamo dare un segnale forte di un vento che è cambiato. Per questo puntiamo a un nuovo Patto sulla sicurezza di Roma con il Governo, che dia alla città più uomini e mezzi per coprire tutto il territorio: sono contrario ai braccialetti e alle ronde, servono uomini in divisa per presidiare i punti sensibili. Se eletto istituirò un Commissario straordinario su questi argomenti. Una persona che stia al fianco del sindaco e che riunifichi i poteri nazionali e locali. Solo con una vera politica di espulsioni si possono governare i campi nomadi. Vanno chiusi quelli abusivi e allontanati dai centri urbani quelli autorizzati. Per questi progetti è fondamentale rafforzare la polizia municipale, che deve essere messa in condizione di diventare una vera polizia di prossimità. Non pensiamo solo a un incremento del suo organico, ma a una vera e propria riforma, con l'istituzione di nuclei anti-degrado e anti-abusivismo. Vogliamo che il Corpo venga dotato degli armamenti necessari per difendere se stesso e i cittadini».



CINQUE

«Costruiremo 25mila nuovi alloggi per affrontare l'emergenza casa: non solo alloggi popolari, ma anche case per affitti a canone agevolato e mutui con diritto di riscatto. Bisogna dare una risposta a chi ha i requisiti per accedere a un alloggio popolare, ma dobbiamo pensare anche alle giovani coppie che non ce la fanno a mettere su casa, ai precari, alle famiglie monoreddito, a tutti quei cittadini che pur non rientrando nelle cosiddette fasce di disagio oggi hanno difficoltà a comprare una casa o a pagare l'affitto. A Roma abbiamo il paradosso di 136.000 alloggi sfitti e una cronica carenza di case popolari. Inoltre un punto fondamentale del Patto con Roma, che abbiamo firmato a Corviale con Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, è l'abolizione dell'Ici sulla prima casa, che noi consideriamo un bene sociale che va tutelato. Per questo abbiamo deciso di ribadire questo impegno mettendolo al centro della festa di chiusura della campagna elettorale».



SEI

«Il traffico è un problema centrale per Roma, incide sulle possibilità di sviluppo e sulla qualità della vita dei cittadini. Per questo abbiamo elaborato un piano strategico con una serie di interventi per migliorare la mobilità dei romani. Vogliamo ottimizzare il servizio delle metropolitane esistenti, drenare il più possibile il fenomeno del pendolarismo attraverso una politica di parcheggi di scambio e di messa in connessione con le direttrici del trasporto pubblico locale su ferro e gomma. Fra le nostre priorità c'è la chiusura dell'anello ferroviario, ma ci sono anche il potenziamento delle ferrovie regionali, l'identificazione di un'unica tipologia di trasporto ecocompatibile per ottenere economie di scala e la diversificazione dei mezzi su gomma della flotta Trambus per permettere una migliore capillarizzazione del trasporto. Servono poi semafori intelligenti e coordinati a gruppi e una infomobilità per avvisare tempestivamente gli automobilisti della situazione del traffico. Senza dimenticare l'attivazione immediata di piattaforme logistiche per controllare l'entrata in città dei mezzi pesanti e un dispiegamento della polizia municipale per il controllo del traffico. Ma su questo passaggio voglio precisare una cosa: troppo spesso le multe sono state usate per fare cassa. Questo non deve più accadere, bisogna recuperare un rapporto di fiducia tra amministrazione e cittadini e per farlo bisogna anche passare attraverso un uso corretto delle sanzioni».



SETTE

«Noi rilanceremo la politica culturale e turistica di Roma, puntando sulla sua identità. Anche con la creazione di un Distretto culturale e turistico, per tutelare e sottolineare l'identità della città. Dobbiamo prevedere un passaggio di competenza dallo Stato al Comune nel controllo e nella gestione del patrimonio culturale, ma bisogna anche che l'amministrazione si apra al contributo delle realtà del territorio e che si metta fine al regime di monopolio comunale con cui è stato gestito questo settore. Inoltre, pensiamo all'istituzione di un Museo della Città di Roma, come c'è in molte grandi capitali europee, e farne il nodo centrale di un network, che racconti, dal 753 a.C. ai giorni nostri, la sua straordinaria storia. Un modo per promuovere la qualità del turismo e le iniziative di animazione per evitare un turismo di massa o delle iniziative estemporanee che degradino il patrimonio senza portare nessun vantaggio economico».



OTTO

«È necessario rimettere in moto la macchina comunale. Per avere uno sviluppo della città bisogna avere un'amministrazione pubblica, forte, professionalizzata e indipendente capace di misurarsi con gli interessi privati. L'amministrazione comunale deve puntare su basi solide. Bisogna innanzitutto qualificare i dirigenti senza pensare all'appartenenza politica ma al merito. Soprattutto dobbiamo interrompere lo scandalo delle consulenze esterne che costano moltissimo e in genere sono improduttive, senza considerare che contribuiscono a demotivare il personale interno. Inoltre dobbiamo lavorare sul contratto comunale per valorizzare le risorse professionali esistenti rispetto al merito e alle competenze. Dobbiamo tornare a sentire l'orgoglio di essere servitori della cosa pubblica».



NOVE

«Daremo a Roma gli strumenti per decollare veramente con il Distretto federale di Roma Capitale e con il federalismo fiscale. Vogliamo per la città un nuovo assetto istituzionale con poteri legislativi che riassumano le competenze di Comune e Provincia. Un modello che supera e cancella ogni fantasma sul federalismo, e fa di Roma una capitale forte e caratterizzata, in grado di gestire in maniera adeguata la sua dimensione nazionale e internazionale, così da rispondere alle sfide della globalizzazione. Proprio il 21 aprile, per il compleanno della Capitale, abbiamo presentato un manifesto, sottoscritto da numerosi costituzionalisti, a cui si affiancherà una commissione bipartisan per la crescita della città, presieduta da Gian Maria Fara, sul modello della francese Commissione Attali».



DIECI

«Rutelli rappresenta uno stanco continuismo rispetto alle ultime amministrazioni. È l'espressione del blocco di potere che ha messo una cappa sulla città negli ultimi anni. Inoltre è sostenuto dallo stesso schieramento di forze del governo Prodi, che ha clamorosamente fallito. Una coalizione che ha al suo interno personaggi come "Tarzan" Alzetta, che rivendica il diritto di occupare case. Mi chiedo come si fa a garantire la legalità con personaggi del genere».

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26/04/2008










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