Ora il libanese è stato denunciato di
nuovo, con l'aggravio dell'«inosservanza dei provvedimenti
dell'Autorità». A lui i militari, guidati dal capitano
Marco Datti, sono arrivati dopo sei giorni di indagini, a
seguito di controlli disposti dal Comando dei Nas nelle
rivendite di prodotti alimentari. Le irregolarità sono
state evidenti a colpo d'occhio. Sulle confezioni di
verdure sottolio, cuscus, riso, datteri e altri ortaggi in
salamoia era riportata solo un'etichetta con la scritta in
arabo, mancando sul preparato l'indicazione sulla data di
scadenza. Su altre, invece, l'informazione anziché essere
impressa sul tappo, come accade di solito, sembrava essere
stata rimossa con un solvente e sostituita da una targhetta
sulla quale figurava un'altra scadenza, chiaramente
spostata in avanti.
La sorpresa più grande c'è stata a
Bassano Romano. Lì i carabinieri del Nas hanno trovato lo
stabilimento ancora aperto, diviso in due ambienti. In uno
erano stipate 20 tonnellate di merce, di prodotti
alimentari tipici (80 mila euro di valore), tra escrementi
di topo e altre sporcizie. L'altra invece era adibita a
forno, per la preparazione di pane azzimo, con tanto di
macchinario. Il libanese ha negato che in quei locali si
lavorasse la farina per produrre pane da vendere ai
dettaglianti. Il controllo delle fatture, però, ha
dimostrato altro: l'acquisto di 2.500 chili di farina e la
vendita a un negozio di Fiumicino di 600 chili di pane
arabo.
Il locale è stato posto sotto sequestro.
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14/04/2008