Un risultato dovuto, a suo dire,
«all'umiltà di Alemanno, che è rimasto come punto di
riferimento forte in Campidoglio e si presenta come
candidato forte e credibile, la delusione per il governo
Prodi che si traduce in un effetto trascinamento
all'Election Day, la debolezza della "minestra riscaldata"
Rutelli, il cui operato è ancora ben vivo nella memoria dei
romani». E poi c'è un programma che soprattutto con il
«pacchetto sicurezza, la chiusura dei campi rom e il piano
di housing sociale per risolvere l'emergenza casa ha saputo
convincere gli elettori». Marchi, forte della sua
esperienza di vicepresidente della commissione Urbanistica,
si impegna a focalizzare la sua azione politica
«soprattutto sulla riqualificazione delle aree degradate,
sui parcheggi e sulle infrastrutture che mancano». Zone
critiche, afferma, «i quartieri sud-est della Capitale, tra
Casilina e Tiburtina», quelle roccaforti della sinistra che
sono ormai «al collasso». E poi le politiche giovanili per
una città «che sia dal punto di vista del lavoro che del
tempo libero offre poco ai suoi ragazzi. Per iniziare,
bisognerebbe ad esempio potenziare i trasporti notturni». E
al ballottaggio? «Se non si compatteranno i partiti credo
proprio che lo faranno gli elettorati: al secondo turno non
si votano i partiti ma gli uomini, e mi pare difficile che
un elettore di destra possa spostarsi su Rutelli. Vincerà
la sensibilità comune». Gab. San.
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10/04/2008