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Roma

In piazza di S. Croce in Gerusalemme

Fiore e i suoi primi trent'anni da futurista

Cristiano Ricci
Non deve essere facile chiudere trent'anni in una stanza. Non deve essere una cosa semplice scegliere. Provare a raccontarsi. Mettersi in gioco. Di nuovo. Tra immagini e ricordi. Ma anche incontri, sguardi. Storie. E proprio attraverso settanta opere, settanta piccole storie, a volte intime, personali, Antonio Fiore ci presenta i suoi primi trent'anni «in» arte.

Dai lavori degli anni settanta, quando Fiore-Ufagrà, segnino e ciociaro d'adozione, frequentava lo studio del maestro Sante Monachesi, fino all'esplosione degli ultimi lavori. Da quando il futurismo, affatto sepolto, è riuscito a trovare nuova energia nel «fantacosmo» di Fiore, alle grandi mostre, ai grandi riconoscimenti. Passando nella gioia e nella speranza. Nelle forme in espansione. Nelle battaglie. Nella pace. Ma anche nel dolore, nella sofferenza. Un lungo e affascinante percorso nell'universo Ufagrà. Per questi motivi la personale ordinata negli spazi del Museo nazionale degli strumenti musicali che si inaugura oggi pomeriggio e che ripercorre per intero l'esperienza artistica iniziata nel... lontano (non ce ne voglia l'amico Antonio Fiore) 1978, assume un valore ancora più importante.
Riconoscere il «suo» futurismo nei quadri messaggio e nei tratti appena accennati dei primi quadri sarà la più bella sorpresa per quanti si fermeranno davanti alle sue opere. Fino al 13 aprile.

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29/03/2008










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