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La storia

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Matteo Vincenzoni
m.vincenzoni@iltempo.it
«Da quasi tre anni costretto dall'azienda dentro uno sgabuzzino senza poter lavorare. Quasi tre anni trascorsi a leggere libri, riviste e ad ascoltare musica con in corpo una voglia matta di tornare a guadagnarsi il pane e non rubare soldi ai cittadini italiani».


È la storia raccontata da Gianluca Bonetti, 29 anni, dipendente della Met.Ro. Spa dal 2001. È una storia «di mobbing», di una persona che ha pagato per una lite sul posto di lavoro, di un cittadino che adesso vuole solo essere messo in condizione di poter tornare ad occuparsi, in azienda, di quello che sa fare meglio: il perito elettronico.
Gianluca è entrato in azienda nel 2001 con un concorso pubblico. Dopo due anni ha avuto una lite con un altro dipendente all'interno del deposito in cui lavorava. Il 6 gennaio del 2004, un procedimento interno che Gianluca dice «non aver tenuto conto della sua versione dei fatti» lo sospende per 4 mesi. Passano i quattro mesi e per lui inizia il calvario. Declassato al livello di «operatore generico», viene traferito a 90 chilometri di distanza, a Civita Castellana. Il suo stipendio, adesso, è di 800 euro. 250 se ne vanno solo per il carburante impiegato per andare e tornare dal lavoro. Dopo una serie di richieste il 1° novembre 2005 torna a lavorare a Roma presso il reparto di pronto intervento e manutenzione di Tor di Quinto. Ma Gianluca non ha la qualifica idonea e per operare in quel reparto occorrono otto abilitazioni di cui è sprovvisto. Per 18 mesi non può fare assolutamente niente e durante i turni di notte è di intralcio al lavoro delle ditte esterne. Non essendo abilitato, infatti, non può interrompere la corrente della linea per far lavorare le ditte ai guasti. Non gli resta che timbrare il cartellino e dedicarsi alla lettura e al walkman. A marzo, psicologicamente a terra, decide di autodenunciarsi scrivendo all'azienda, ma non riceve risposte. A maggio del 2007 viene trasferito a Centocelle, dove avvenne la scazzottata e dove incontra l'uomo con cui discusse allora. Si chiude in uno stanzino per una settimana fino a quando non lo trasferiscono di nuovo. Ma anche a Osteria del Curato servono specifiche abilitazioni professionali, in particolare per la lavorazione del metallo, che lui non ha. I superiori lo invitano ad aspettare l'abilitazione all'interno degli spogliatoi del deposito dove ne approfitta per documentarsi sul suo caso. A novembre dell'anno scorso denuncia l'azienda in sede civile per mobbing. Due mesi fa è scattata anche una denuncia penale per violenze e maltrattamenti. Il 7 luglio ci sarà la prima udienza. Gianluca, al 31 ottobre 2007, ha accumulato oltre 250mila euro di risarcimento danni che dovranno sborsare anche gli italiani. In questo momento Gianluca è in uno stanzino ad ascoltare musica e a sperare di poter tornare ad essere utile alla sua azienda e agli italiani.

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22/03/2008










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