Tanti
i j'accuse lanciati contro «l'ecomostro», che ha comunque
il merito di aver finalmente coalizzato i Castelli Romani,
azzerando le distinzioni di «campanile».
«Quella che
stiamo conducendo è una battaglia di civiltà - spiega
Marcello Scarponi, tra i fondatori del coordinamento contro
l'inceneritore - chiediamo politiche di riciclo dei
rifiuti, le uniche davvero sostenibili e rispettose della
salute e dell'ambiente». L'area destinata ad ospitare
l'inceneritore è quella di Roncigliano, già vessata da una
discarica ormai quasi trentennale. Secondo le stime del
coordinamento, l'inceneritore dei Castelli è progettato per
«bruciare 227mila tonnellate di Cdr quando ai Castelli se
ne producono circa 80mila. La rimanenza arriverà da Roma e
da tutto il centrosud». Dopo la partenza da Piazza Mazzini,
il corteo si è snodato lungo via Cavour, scandendo slogan
emblematici: «mondezza bruciata, aria avvelenata».
Invettive dure come pietre accompagnate da musica e
bandiere al vento. Secondo gli organizzatori, i
partecipanti erano circa mille. Secondo le forze
dell'ordine seicento. «Un grande successo di partecipazione
- spiega Claudio Fiorani, dirigente della sinistra
Arcobaleno - chiediamo ora a tutte le forze politiche di
prendere una posizione chiara sull'inceneritore,
smettendola di dar vita a dichiarazioni neutre ed
interlocutorie».
Molti i comitati intervenuti al
corteo, tra cui quelli di Aprilia e Ciampino. «La grande
affluenza - spiega Fabio Papa, responsabile del Wwf
Castelli - dimostra che i cittadini chiedono una gestione
del territorio puntata al riciclo e non sugli
inceneritori». C'era anche la senatrice De Pretis, tra le
promotrici della legge contro i famosi finanziamenti Cip-6.
Il progetto dell'inceneritore di Albano attende ora la
valutazione di impatto ambientale, prorogata di 60 giorni
per vagliare le accurate osservazioni presentate contro il
progetto. «La massiccia partecipazione - commenta Danilo
Ballanti, coordinatore dei comitati di Pavona - dimostra
che la popolazione non è disposta a svendere il territorio
alle lobby degli inceneritori e del cemento». Secondo gli
organizzatori, il gassificatore «condannerà a morte» i
Castelli anche da punto di vista idrogeologico. «Il
progetto prevede un megaimpianto di 52 megawatt - spiega
Andrea Mollica, membro del coordinamento - su un'area di
27mila e 500 metri quadrati. Un ecomostro che andrà ad
emungere 42 metri cubi di acqua al giorno per 6 giorni. Con
la crisi idrica che vive il bacino dei Castelli sarà
praticamente la fine». Il prossimo appuntamento sarà alla
Regione, dove i cittadini chiederanno a Marrazzo di
assumere una posizione netta».
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16/03/2008