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Roma

Rifiuti, bocciato il Lazio

Francesca Mariani
Ogni cittadino del Lazio nel 2006 ha prodotto 611 chilogrammi di rifiuti urbani. Un valore vicino a quello della Toscana, maglia nera per i suoi 704 chilogrammi pro capite, e ben distante dalla virtuosa Basilicata, che supera di poco i 400 chilogrammi.

I dati, elaborati dall'Agenzia per la protezione dell'ambiente (Apat) e contenuti nel «Rapporto rifiuti 2007», confermano il Lazio come la regione che smaltisce in discarica le maggiori quote di rifiuti: oltre 2,8 milioni di tonnellate, pari all'85% dei rifiuti prodotti. La sola provincia di Roma smaltisce in discarica oltre 2 milioni di tonnellate di rifiuti, 1,5 dei quali nel comune di Roma. La quota è indirettamente confermata dalla bassa percentuale di raccolta differenziata effettuata nella regione: 11% contro il 49,1% del Trentino Alto Adige, che detiene il primato, e l'11,3% della Campania, che è ancora in piena emergenza. Solo Roma e Latina si attestano al di sopra del 10% (rispettivamente 16% e 10,5%), mentre decisamente più bassa è la raccolta differenziata nelle province di Viterbo (7,7%), Rieti (4,5%) e Frosinone (4,3%).
Non mancano le polemiche. «Sono perfettamente d'accordo sulla proposta fatta dal presidente dell'Autority sui servizi pubblici locali del Comune di Roma, Paolo Leon, di una mini liberalizzazione del servizio di raccolta dei rifiuti - spiega Donato Robilotta, capogruppo regionale dei Socialisti riformisti - Sono perfettamente d'accordo che dove il servizio pubblico non funzioni sia giusto che entrino i privati. Nel caso di persistenti disfunzioni del servizio di raccolta dei rifiuti l'amministrazione comunale non deve avere le mani legate dall'azienda municipalizzata ma deve potersi rivolgere, attraverso una gara pubblica, al privato».
«È sorprendente constatare che il piano di adeguamento dei rifiuti approvato da Marrazzo si fermi agli auspici». È quanto ha affermato il capogruppo di Forza Italia, Alfredo Pallone, che ha aggiunto: «A fronte di un'emergenza nazionale nella quale il Lazio e Roma sono individuate come aree pronte a esplodere, come del resto certificato dall'Apat, la delibera varata dalla Giunta è semplicemente una dichiarazione d'intenti che non precisa né individua le soluzioni. Ma soprattutto, e questo rappresenta tutto il limite dell'intervento, non ha nessun potere prescrittivo sui Comuni inadempienti. In particolare sulla raccolta differenziata - prosegue Pallone - la giunta "ambientalista" sfiora il ridicolo, auspicando il raggiungimento di una percentuale non inferiore al 45% entro il 31 dicembre 2008 e il 65% entro il 2012. L'unico modo di uscire da questo cul de sac - conclude Pallone - è la realizzazione di almeno due impianti, uno in provincia di Roma e l'altro in un territorio extraromano che ha già dato la propria disponibilità».
L'Ama precisa: «In riferimento ai dati dell'Apat il dato della raccolta differenziata, che a Roma si attesta intorno al 20%, è calcolato sulla base delle indicazioni e dei parametri fissati dal Piano Regionale Rifiuti della Ragione Lazio. La Regione Lazio considera materiale riciclabile anche i rifiuti inerti (scarti da edilizia) e stabilisce che almeno il 50% di questi rifiuti urbani deve essere avviata al riciclo. La città di Roma, attraverso Ama, ha raggiunto questo obiettivo e quindi il quantitativo di inerti raccolto in maniera differenziata e avviato a recupero deve essere a tutti gli effetti calcolato nel computo della raccolta differenziata complessiva».

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07/02/2008










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