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Roma

Dopo la prescrizione di tamburi e ...

Dopo la prescrizione di tamburi e megafoni imposta alle tifoserie della Clericus Cup arrivano le reazioni, composte ma decise, dei sacerdoti ultrà. Il divieto, promulgato dall'Oratorio San Pietro a seguito delle lamentele per disturbo della quiete pubblica degli abitanti dell'Aurelio, ha colpito soprattutto le curve più calde.

E proprio i tifosi di Redemptoris Mater e Seminario Romano Maggiore, durante la quarta giornata del campionato per sacerdoti e seminaristi, hanno lanciato messaggi di insofferenza verso il provvedimento «bavaglio».
Sabato, dagli spalti del campo A, la curva dei campioni in carica ha esibito un cartello con l'immagine di un megafono barrato di rosso. Il capo dei 20 irriducibili Red. Mat., il sacerdote ungherese Peter Lorincz, ha fatto sapere che il provvedimento disciplinare è «assurdo», ma la curva del Redemptoris lo accetterà con spirito di obbedienza, accontentandosi dei loro cavalli di battaglia. L'inno prepartita «Alma Redemptoris Mater» cantato a squarciagola e gli evergreen «Maracanà», «Redemptoris facci un gol« e «Re-demp-toris Ma-ter» intonato sulle note di «We will rock you» dei Queen. Meno malleabile la curva del Seminario Romano Maggiore. Una quindicina di suoi sostenitori, domenica scorsa, dopo il gol del 2-3 che ridava la speranza di pareggiare contro il Collegio Urbano, sono saltati in piedi cantando: «Siamo noi, siamo noi, il seminario del Papa siamo noi». Al termine della gara qualcuno grida ancora verso la terna arbitrale: «Viva la libertà di parola, viva la democrazia».

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30/01/2008










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