È scritto in un dossier realizzato dalla direzione generale dell'ospedale.
L'assessore alla Sanità, Augusto Battaglia, reagisce e non usa mezzi termini: «Abbiamo avviato verifiche in tutti gli ospedali. Non vogliamo penalizzare nessuno ma sistemare ogni dipendente nel posto adeguato alle proprie condizioni di salute. Ovviamente in accordo con i sindacati». Poi sospetta: «Mi auguro che non ci siano raggiri ma se dovessimo scoprirli agiremo di conseguenza. Questi controlli servono anche a smascherare situazioni del genere».
Intanto scoppia la bufera in Consiglio regionale. Il capogruppo di Forza Italia, Alfredo Pallone, e il numero uno dei Socialisti Riformisti, Donato Robilotta, hanno presentato un'interrogazione al presidente Piero Marrazzo e al responsabile della Sanità.
«Ritengo indispensabile - spiega Pallone - che la Regione faccia un'indagine sul grave fenomeno di inabilità che ha colpito, come un'epidemia, 516 dipendenti del San Camillo-Forlanini, causando esoneri massicci da determinate mansioni fondamentali per la qualità delle prestazioni sanitarie. Anche perché tale fenomeno produce a carico della Regione due distinte categorie di oneri: da una parte, l'onere economico, organizzativo e procedurale connesso alla copertura dei vuoti di organico lasciati dal personale inabile a svolgere le mansioni infermieristiche e sanitarie; dall'altra parte, l'onere organizzativo e procedurale di ricollocamento di tale personale in altri servizi, necessariamente esterni all'azienda ospedaliera. Una duplicazione di costi che appare in contrasto con gli obiettivi di risanamento della sanità laziale, che - come previsto dallo stesso Piano di rientro dal deficit sanitario - individuano nelle spese del personale una delle principali voci di bilancio aziendale da sottoporre a controllo».
Netto anche Robilotta: «Trovo che sia una vera e propria vergogna che un quinto tra infermieri e fisioterapisti sia stato dichiarato allergico ai guanti, e che numerose ostetriche siano state dichiarate inidonee a sollevare pesi, per cui non possono fare il proprio lavoro ma svolgono compiti amministrativi. Tutto questo è una vergogna: la sanità nel Lazio costa più che nelle altre regioni proprio perché il numero degli addetti per posti letto è più alto, e il dramma della nostra sanità è che abbondano gli amministrativi e mancano gli infermieri o i tecnici, proprio perché queste figure, anche grazie alla copertura del sindacato, vengono spesso adibite ad altre mansioni che non servono». Per il capogruppo dei Socialisti è necessaria «una commissione ispettiva per capire come sia stata possibile una tale follia».
Alberto Di Majo
18/01/2008