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Roma

SicurezzaScippi, furti, ambulanti e guide abusive Il cuore dell'Antica Roma è una terra di nessuno

Foro romano

Matteo Vincenzoni
m.vincenzoni@iltempo.it
Nel 2000 il ministero dei Beni Culturali decise di non far più pagare il biglietto d'ingresso al Foro. Era l'anno del Giubileo e la Capitale si preparava ad ospitare un «surplus» di turisti.


Doveva essere una cosa momentanea, eppure i cancelli del sito archeologico più vasto del mondo oggi sono ancora aperti a tutti.
Proprio tutti, tanto che oltre all'archeologia e ai suoi reperti, ci hanno rimesso i turisti, le guide regolari e, indirettamente, forze dell'ordine e personale addetto alla vigilanza. Ne hanno invece beneficiato scippatori, «vu cumprà», guide abusive, senzatetto e ladri di «sassi».
«Se le rocce dei Fori potessero parlare... - dice Giulio, guida turistica regolare e di vecchia data - ...ma purtroppo quelle non parlano». Giulio però parla, anzi, i suoi occhi grigi vedono più di quelli di un «pizzardone» esperto.
Facciamo un giro nei Fori in sua compagnia. È una bella giornata di sole, perfetta per vedere i guai materializzarsi.
I guai maggiori hanno lunghi capelli scuri, tratti somatici inconfondibili. Si radunano in gruppi di 4 o 5 elementi per il «briefing» mattutino davanti all'Ara di Cesare. Un rapido sguardo ai turisti e si dividono le prede. Le giovani zingare che «bazzicano» i Fori oggi hanno cambiato look. È raro incontrare le classiche nomadi in gonne lunghe dai colori sgargianti, zoccoli ai piedi nudi, nastri nei capelli. Oggi si confondono con le turiste straniere. Indossano magliette e top firmati, scarpe da ginnastica, jeans, occhiali da sole. Per passare inosservate consultano una cartina dei fori, si mettono in coda insieme ai veri turisti per visitare i monumenti. Ma una mano è sempre libera per sfilare portafogli e cellulari.
Il secondo guaio, legato al vasto concetto di degrado, sono i «vu cumprà», che scelgono la piazza repubblicana per proporre al turista borsette, scialli damascati e ombrelli in caso di pioggia. Come facciano a varcare i cancelli con quegli evidenti sacchi di merce sulle spalle rimane un «mistero» che gli addetti alla vigilanza degli ingressi potranno spiegare.
Altra piaga quella delle guide abusive, oramai un «evergreen» dei Fori. Sono numerose, spocchiose, alcune ignoranti in materia di Roma Antica. A volte sono giovani studenti stranieri, a volte amici o conoscenti di vere guide che quel giorno hanno deciso di «subaffittargli» un gruppo di turisti, a volte distinte signore sedute all'entrata del Foro, e tutti non hanno in comune una cosa, il cartellino di riconoscimento con su scritto guida turistica «regolare». Se i varchi fossero attivi sarebbero costretti a mostrarlo al personale di vigilanza. Ma siccome non è così, possono spillare anche cento euro per un giretto di mezz'ora e dire che l'Ara di Cesare è magari la baracca dove la Lupa partorì Romolo e Remo.
Ancor più sfrontati, visto che si è in tema di archeologia, i ladri di «sassi». Per Giulio la guida, i furti di «serci millenari» non sono rari. Basta guardare, in effetti, le pietre ammucchiate ai lati del percorso. Ce ne sono anche da 3,4,5 chili. Basta avere uno zainetto in spalla e un pezzo di Roma finisce in un appartamento del West End londinese.
Ultimo neo della «valle dei templi romana», i poveri e i senzatetto che di buon mattino sequestrano i bagni pubblici del Foro per fare la toletta. Barba, ascelle e piedi mentre l'olandese in fila è costretto a farla lì dove quel fatidico giorno di marzo grondò il sangue del «nobil Cesare».
Nel corso di questi anni d'ingresso gratuito, alcuni politici capitolini hanno più volte denunciato lo stato di degrado in cui versano i Fori perorando il ritorno del ticket. Nel 2003, Il Tempo denunciò la sfilza di reati che si consumavano tra gli archi e le colonne dell'Impero. L'allora prefetto Emilio del Mese e il Soprintendente archelogico di Roma La Regina riunirono sull'argomento il Comitato provinciale per l'Ordine e la Sicurezza.
Si decise di ripristinare i varchi a pagamento, e si attese il «sì» del ministro Giuliano Urbani. Ma l'«ok» non venne. Speriamo che questa volta vada meglio!









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