Doveva essere una cosa
momentanea, eppure i cancelli del sito archeologico più
vasto del mondo oggi sono ancora aperti a tutti.
Proprio tutti, tanto che oltre all'archeologia e ai
suoi reperti, ci hanno rimesso i turisti, le guide regolari
e, indirettamente, forze dell'ordine e personale addetto
alla vigilanza. Ne hanno invece beneficiato scippatori, «vu
cumprà», guide abusive, senzatetto e ladri di «sassi».
«Se le rocce dei Fori potessero parlare... - dice
Giulio, guida turistica regolare e di vecchia data - ...ma
purtroppo quelle non parlano». Giulio però parla, anzi, i
suoi occhi grigi vedono più di quelli di un «pizzardone»
esperto.
Facciamo un giro nei Fori in sua compagnia. È
una bella giornata di sole, perfetta per vedere i guai
materializzarsi.
I guai maggiori hanno lunghi capelli
scuri, tratti somatici inconfondibili. Si radunano in
gruppi di 4 o 5 elementi per il «briefing» mattutino
davanti all'Ara di Cesare. Un rapido sguardo ai turisti e
si dividono le prede. Le giovani zingare che «bazzicano» i
Fori oggi hanno cambiato look. È raro incontrare le
classiche nomadi in gonne lunghe dai colori sgargianti,
zoccoli ai piedi nudi, nastri nei capelli. Oggi si
confondono con le turiste straniere. Indossano magliette e
top firmati, scarpe da ginnastica, jeans, occhiali da sole.
Per passare inosservate consultano una cartina dei fori, si
mettono in coda insieme ai veri turisti per visitare i
monumenti. Ma una mano è sempre libera per sfilare
portafogli e cellulari.
Il secondo guaio, legato al
vasto concetto di degrado, sono i «vu cumprà», che scelgono
la piazza repubblicana per proporre al turista borsette,
scialli damascati e ombrelli in caso di pioggia. Come
facciano a varcare i cancelli con quegli evidenti sacchi di
merce sulle spalle rimane un «mistero» che gli addetti alla
vigilanza degli ingressi potranno spiegare.
Altra piaga
quella delle guide abusive, oramai un «evergreen» dei Fori.
Sono numerose, spocchiose, alcune ignoranti in materia di
Roma Antica. A volte sono giovani studenti stranieri, a
volte amici o conoscenti di vere guide che quel giorno
hanno deciso di «subaffittargli» un gruppo di turisti, a
volte distinte signore sedute all'entrata del Foro, e tutti
non hanno in comune una cosa, il cartellino di
riconoscimento con su scritto guida turistica «regolare».
Se i varchi fossero attivi sarebbero costretti a mostrarlo
al personale di vigilanza. Ma siccome non è così, possono
spillare anche cento euro per un giretto di mezz'ora e dire
che l'Ara di Cesare è magari la baracca dove la Lupa
partorì Romolo e Remo.
Ancor più sfrontati, visto che
si è in tema di archeologia, i ladri di «sassi». Per Giulio
la guida, i furti di «serci millenari» non sono rari. Basta
guardare, in effetti, le pietre ammucchiate ai lati del
percorso. Ce ne sono anche da 3,4,5 chili. Basta avere uno
zainetto in spalla e un pezzo di Roma finisce in un
appartamento del West End londinese.
Ultimo neo della
«valle dei templi romana», i poveri e i senzatetto che di
buon mattino sequestrano i bagni pubblici del Foro per fare
la toletta. Barba, ascelle e piedi mentre l'olandese in
fila è costretto a farla lì dove quel fatidico giorno di
marzo grondò il sangue del «nobil Cesare».
Nel corso di
questi anni d'ingresso gratuito, alcuni politici capitolini
hanno più volte denunciato lo stato di degrado in cui
versano i Fori perorando il ritorno del ticket. Nel 2003,
Il Tempo denunciò la sfilza di reati che si consumavano tra
gli archi e le colonne dell'Impero. L'allora prefetto
Emilio del Mese e il Soprintendente archelogico di Roma La
Regina riunirono sull'argomento il Comitato provinciale per
l'Ordine e la Sicurezza.
Si decise di ripristinare i
varchi a pagamento, e si attese il «sì» del ministro
Giuliano Urbani. Ma l'«ok» non venne. Speriamo che questa
volta vada meglio!