La Bongiorno ha accusato Travaglio di far parte di una
categoria sempre pronta a sbattere in prima pagina i nomi
degli indagati, ma poi restia a pubblicarne le eventuali
assoluzioni. Travaglio, dal canto suo, ha attaccato senza
mezze misure il disegno di legge di Clemente Mastella su
intercettazioni e atti giudiziari. Un provvedimento -
definito «liberticida» - votato alla Camera dei Deputati
anche dal gruppo di An, di cui la Bongiorno fa parte. Il
cronista e l'avvocato, però, si sono trovati completamente
d'accordo sulla frequente imprecisione delle notizie
giudiziarie riportate dai giornali. «Non si possono
confondere - ha protestato la Bongiorno - informazioni di
garanzia con condanne definitive». «E' vero - ha ribattuto
Travaglio - spesso sulla stampa c'è approssimazione, ma è
stata la corruzione dilagante a far sì che giornalisti
sportivi, politici o economici si dovessero occupare anche
di processi e intercettazioni». Marco Travaglio e Giulia
Bongiorno hanno chiesto in coro una giustizia più veloce
che avvicini almeno un po' l'andamento lentissimo dei
processi ai tempi quasi istantanei della notizia. E, tra la
sorpresa generale, dopo gli interventi si sono seduti
accanto in platea come due vecchi amici.