• BENESSERE
  • CINEMA
  • INCONTRI
Dieta Club
Mooovie
trova l'anima gemella
CERCA NEL SITO

Roma

Stasera il concerto del nuovo re dello swing che ha registrato il «tutto esaurito»

Il Palalottomatica si prepara ad accogliere Michael Bublé

Gabriele Antonucci
Un Palalottomatica «tutto esaurito» si prepara ad accogliere stasera Michael Bublè, il nuovo re dello swing al quale è universalmente riconosciuto il merito di aver rilanciato un genere musicale che sembrava ormai superato e che ora, grazie a lui, è tornato prepotentemente di moda.

In realtà il precursore di questo rilancio è stato George Michael che nel 1999 ha stupito tutti con l'album di cover «Songs of the last century», seguito l'anno dopo da Robbie Williams con il godibile «Swing when you are winning». Questi album erano però divertissement prodotti da due star di prima grandezza all'apice del successo , mentre Bublè fin da adolescente si era cimentato con il repertorio classico di Frank Sinatra, Dean Martin, Mel Tormè e Bobby Darin. Una scelta coraggiosa, viste le tante porte in faccia che il cantante ha dovuto subire per anni da produttori che ritenevano quelle canzoni roba da museo, considerata anche la fame di novità del mercato discografico e la sua volubilità. Un ruolo decisivo nella sua formazione artistica ha avuto il nonno Demetrio Santaga, idraulico canadese di origini trevigiane, che ha allevato il nipote con i suoi vinili di Ella Fitzgerald, Al Martino, Mills Brothers e Frank Sinatra. Bublè ha sempre dichiarato la sua gratitudine verso il nonno-amico, sottolineando che è stato merito suo quello di avergli fatto conoscere un mondo musicale che la sua generazione sembrava aver dimenticato.
«Sebbene io ami il rock e la musica moderna in generale- ha dichiarato il cantante- la prima volta che mio nonno mi ha fatto ascoltare i Mills Brothers è successo qualcosa di magico. Ho capito che volevo fare il cantante e che quella sarebbe stata la musica che avrei fatto». A soli diciassette anni Bublè si aggiudica il primo premio al Canadian Youth Talent ma viene squalificato perché ancora minorenne. Il ragazzo non si scoraggia, partecipa a due musical e pubblica tre album per piccole etichette locali. Nel 2001, per una fortunata serie di coincidenze, Bublè canta «Mack the kinfe» al matrimonio della figlia del premier canadese Brian Mulroney, al quale era presente David Foster, il produttore di Madonna, Celine Dion e Mariah Carey. Foster rimane folgorato dalle sue doti di interprete e prende Bublè sotto la sua ala protettiva.
I due, così, studiano insieme il repertorio che meglio potesse adattarsi alla voce morbida ed estesa del cantante, attingendo dai grandi compositori americani George Gershwin e Cole Porter senza dimenticare artisti più «moderni» come Bee Gees e George Michael. Il risultato è il convincente album «Michael Bublè» che nel 2003 vende tre milioni di copie, trascinato dal singolo «Moondance», un brano di Van Morrison del 1970. Bublè consolida il suo successo con la trascinante colonna sonora di «Spiderman 2» e con il secondo album «It's time» del 2005 , nel quale compare per la prima volta una canzone scritta da lui, la malinconica «Home». Nel disco spicca anche un omaggio al suo amato pubblico italiano con una originale rilettura in chiave bossa-nova di «Quando, quando, quando» di Tony Renis, cantata in coppia con la connazionale Nelly Furtado.Anche per il recente «Call me irresponsible» il cantante canadese ha scelto come primo singolo un brano originale, la solare «Everything», senza riunciare però alle straordinarie interpretazioni di brani del passato che hanno fatto la sua fortuna.









Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro