In realtà il precursore di questo
rilancio è stato George Michael che nel 1999 ha stupito
tutti con l'album di cover «Songs of the last century»,
seguito l'anno dopo da Robbie Williams con il godibile
«Swing when you are winning». Questi album erano però
divertissement prodotti da due star di prima grandezza
all'apice del successo , mentre Bublè fin da adolescente si
era cimentato con il repertorio classico di Frank Sinatra,
Dean Martin, Mel Tormè e Bobby Darin. Una scelta
coraggiosa, viste le tante porte in faccia che il cantante
ha dovuto subire per anni da produttori che ritenevano
quelle canzoni roba da museo, considerata anche la fame di
novità del mercato discografico e la sua volubilità. Un
ruolo decisivo nella sua formazione artistica ha avuto il
nonno Demetrio Santaga, idraulico canadese di origini
trevigiane, che ha allevato il nipote con i suoi vinili di
Ella Fitzgerald, Al Martino, Mills Brothers e Frank
Sinatra. Bublè ha sempre dichiarato la sua gratitudine
verso il nonno-amico, sottolineando che è stato merito suo
quello di avergli fatto conoscere un mondo musicale che la
sua generazione sembrava aver dimenticato.
«Sebbene io
ami il rock e la musica moderna in generale- ha dichiarato
il cantante- la prima volta che mio nonno mi ha fatto
ascoltare i Mills Brothers è successo qualcosa di magico.
Ho capito che volevo fare il cantante e che quella sarebbe
stata la musica che avrei fatto». A soli diciassette anni
Bublè si aggiudica il primo premio al Canadian Youth Talent
ma viene squalificato perché ancora minorenne. Il ragazzo
non si scoraggia, partecipa a due musical e pubblica tre
album per piccole etichette locali. Nel 2001, per una
fortunata serie di coincidenze, Bublè canta «Mack the
kinfe» al matrimonio della figlia del premier canadese
Brian Mulroney, al quale era presente David Foster, il
produttore di Madonna, Celine Dion e Mariah Carey. Foster
rimane folgorato dalle sue doti di interprete e prende
Bublè sotto la sua ala protettiva.
I due, così,
studiano insieme il repertorio che meglio potesse adattarsi
alla voce morbida ed estesa del cantante, attingendo dai
grandi compositori americani George Gershwin e Cole Porter
senza dimenticare artisti più «moderni» come Bee Gees e
George Michael. Il risultato è il convincente album
«Michael Bublè» che nel 2003 vende tre milioni di copie,
trascinato dal singolo «Moondance», un brano di Van
Morrison del 1970. Bublè consolida il suo successo con la
trascinante colonna sonora di «Spiderman 2» e con il
secondo album «It's time» del 2005 , nel quale compare per
la prima volta una canzone scritta da lui, la malinconica
«Home». Nel disco spicca anche un omaggio al suo amato
pubblico italiano con una originale rilettura in chiave
bossa-nova di «Quando, quando, quando» di Tony Renis,
cantata in coppia con la connazionale Nelly Furtado.Anche
per il recente «Call me irresponsible» il cantante canadese
ha scelto come primo singolo un brano originale, la solare
«Everything», senza riunciare però alle straordinarie
interpretazioni di brani del passato che hanno fatto la sua
fortuna.