Quando Nadia (è un nome di
fantasia), rumena, ha deciso di denunciare agli agenti del
commissariato Lido quanto subito tra le mura di un
appartamento in via Monti di San Paolo, ad Acilia, tremava
ancora. Quindici anni, da poco in Italia con una zia, si è
fatta accompagnare dalla donna cui è stata affidata dai
genitori rimasti in Romania. Il viso tumefatto, un timpano
perforato per uno schiaffo dato con violenza ed ecchimosi
ovunque. Nadia ha raccontato tutto, tra le lacrime. Si era
presa una cotta per un ragazzo di cinque anni più grande,
un connazionale residente in quell'appartamento di neanche
100 metri quadri che divideva con altri quindici rumeni,
uomini e donne. Di lui, Petrisior Sandu, aveva già parlato
per telefono ai suoi genitori. Proprio loro, che forse
avevano avvertito qualcosa di sbagliato nel racconto della
figlia, le avevano chiesto di non vederlo, ma lei non li ha
ascoltati. Si è lasciata convincere dal ventenne ad andare
in casa con lui. Le è bastato poco per rendersi conto che
quel ragazzo era in realtà un violento, ma a quel punto era
troppo tardi. Quando ha provato ad allontanarsi è stata
picchiata a sangue, denudata e violentata senza sosta,
legata e imbavagliata. E così è rimasta per giorni mentre
la madre del ragazzo, T.S. di 40anni, vedeva e taceva.
Un'agonia durata cinque giorni fino a quando Nadia è
riuscita a fuggire tornando dalla zia. Portata
all'ospedale Grassi è stata refertata con dieci giorni di
prognosi.
L'altra notte il blitz nell'appartamento in
via Monti di San Paolo. Tra i rumeni stipati in quei 100
metri tramezzati e subaffittati dalla proprietaria, una
rumena in seguito denunciata, gli agenti del dirigente
Rosario Vitarelli hanno trovato anche lo stupratore,
arrestato con l'accusa di violenza carnale e sequestro di
persona. Denunciata per favoreggiamento la madre del
ragazzo che ha tentato di reagire ai poliziotti.