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Roma

Da quattro anni vende farmaci di qualità a prezzi bassi. «Il mio sogno? Affari e solidarietà»

di FABIO DI CHIO UN ROMANO a Mogadiscio. Sembra il titolo di un film tra il comico e l'avventuroso.

Ma non è così. In Somalia, nella sforacchiata capitale, sono poche le cose che funzionano: l'apparato militare, qualche clinica di ex ministri della Sanità e di benefattori arabi, le scuole coraniche pagate dagli sceicchi wahabiti, lo stabilimento della Coca Cola, due pastifici somali (uno si chiama Italia), il villaggio Sos Kinder curato da alcune religiose italiane, un internet point, i bazar e i gestori di telefonia cellulare. E una sola impresa privata straniera, la Tetrapharm: è un piccolo edificio farmaceutico tenuto in piedi da un romano, Stefano Napoleone, di 47 anni, assieme a una trentina di collaboratori, per la maggior parte somali. La sua storia è quella di un miracolo cominciato nel 2002, a Roma: stanco di lavorare per una multinazionale dei farmaci, Napoleone prende tutti i soldi che ha e li spende per realizzare il suo sogno impossibile. Compra i macchinari per la produzione di medicinali, acquista nella città somala gli stabili abbandonati dall'agenzia alimentare dell'Onu dopo la guerra del '91, li risistema, mette insieme un medico, un chimico, un capo tecnico e operai somali, paga un servizio armato di guardiania, fa accordi coi signori della guerra e gioca la scommessa della sua vita. «Ho sempre avuto una convinzione - dice Napoleone - e cioè che è possibile coniugare impresa e solidarietà, sostenere la prima sviluppando la seconda. Sono sempre stato convinto che in Occidente, dove di benessere c'è n'è tanto, la cosa non poteva funzionare. Ed è così che ho scelto la Somalia, la parte del mondo che il mondo aveva dimenticato». In quattro anni Napoleone ne ha viste di cotte e di crude: conflitti armati, governi transitori e conferenze di pace (quindici in tutto). Ma non ha mai mollato. Racconta Napoleone: «Ho stretto un accordo coi commercianti, quelli che a Mogadiscio battono moneta (gli scellini), ho stabilito che i prezzi dei farmaci non dovessero aumentare per speculazione e che i somali non acquistassero a due soldi i prodotti pakistani con scarso principio attivo per rivenderli a prezzi gonfiati e in gran numero. Quanti pezzi ho confezionato? Circa un milione, con materie prime comprate in Italia e qualità europea: contro la malaria, la tubercolosi, la dissenteria, antidolorifici e antibiotici». Adesso a Mogadiscio sono arrivati gli etiopi con il governo federale transitorio somalo, facendo fuggire nel Sud del paese i miliziani delle corti islamiche, ancora armati però. È davvero ripreso il futuro della Somalia? «Spero e penso di sì - riflette l'imprenditore romano - Il governo ha le carte in regola per ricostruire una nazione e ha la difucia internazionale per raggiungere l'obiettivo». Nel frattempo la Tetrapharm ha aumentato i soci fino a quindici. Sia somali che italiani, come l'ingegner Ziliani, il direttore tecnico Salvatore Tedesco, il chimico Alessandro Rossini (romano anche lui), il medico somalo Uehelie e il consulente Ali Mahdi, ex presidente della Somalia dopo la caduta del dittatore Siad Barre, poi tra i signori di Mogadiscio negli anni della guerriglia urbana, e ora imprenditore in quota. Per i somali Napoleone è quasi un benefattore, che ha creduto in loro quando neanche l'Onu guardava al Corno d'Africa. Il governo federale transitorio lo ha riangraziato per l'aiuto dato finora garantendogli pieno appoggio. Il governo italiano, invece, lo ha sempre ignorato, come ha fatto con la Somalia e le formazioni terroristiche islamiche che il ministero degli Esteri giudicava niente affatto pericolose. Due abbagli.









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