Il sospetto - perchè di questo ancora si tratta - sta circolando insistentemente tra le famiglie di Rignano Flaminio, già scosse dall'inchiesta per presunti abusi ai danni di diverse decine di bambini della scuola materna su cui stanno indagando da mesi i carabinieri di Bracciano. Qualcuno, infatti, ha scoperto che digitando sul più famoso dei motori di ricerca le parole «Rignano» e «pedofili», tra gli ultimi risultati, dopo i collegamenti agli organi di informazione che hanno seguito la vicenda, appaiono alcune pagine dall'aspetto misterioso. Si tratta di lunghe successioni di parole apparentemente prive di ogni senso logico. In questi incomprensibili marasmi verbali, senza punteggiatura, c'è di tutto: titoli di libri, di canzoni, termini legati al mondo del computer, nomi di personaggi dello spettacolo o di località italiane ed estere (tra cui, per l'appunto, Rignano Flaminio), ma soprattutto termini ed espressioni dall'inequivocabile significato osceno. Sembra però che in questi guazzabugli - divisi, per così dire, in paragrafi da «titoli» in grassetto altrettanto criptici - qualcuno in paese abbia creduto di riconoscere dati personali: indirizzi e-mail, indicazioni, sembra inequivocabili, sulla professione svolta, su viaggi in programma, su proprietà immobiliari nella zona. Su qualche pagina web si legge anche «ospedale pediatrico Bambino Gesù» (dove molti bambini del paese sono tuttora in cura), «rapimento lampo» (tra le ipotesi che circolano c'è quella secondo cui i bambini sarebbero stati fatti uscire da una porta posteriore della scuola, e portati altrove), «indagini ambientali» (un riferimento alle perquisizioni del 12 ottobre scorso effettuate dai carabinieri, suggerisce qualcuno). E tanto è bastato a far serpeggiare il sospetto che questa babele, letta attraverso un codice appropriato, possa nascondere inquietanti risvolti sulla vicenda di Rignano. Ma c'è anche chi invita alla calma: è possibile, sostengono i più cauti, che queste pagine e i loro contenuti pornografici siano completamente estranei alla storia della scuola «Olga Rovere», e che la giustapposizione di parole sospette nell'ambito dello stesso «paragrafo» altro non sia che un capriccio del caso. Il mistero delle pagine internet (il cui contenuto rimane comunque tuttora inspiegabile agli occhi dei profani), insomma, altro non sarebbe che l'ennesimo sintomo della tensione di un paese che attende ogni giorno che su questa delicata inchiesta sia messa la parola fine.