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Roma

di GABRIELE SANTORO PEDOFILIA a Rignano: mentre nasce l'associazione dei genitori del paese, le voci ...

... sui presunti abusi ai danni dei bambini della scuola materna portano alla luce sempre nuovi particolari.

Sarebbero «diverse decine», e non diciassette come si era appreso in passato infatti le denunce per presunti abusi, e la prima risalirebbe a giugno 2006. I bambini - confidano i genitori - esprimevano disagio, «avevano problemi, anche fisici». L'allarme sarebbe scattato però quando, dal passaparola tra le famiglie, è apparso chiaro che i sintomi presentati da molti minorenni coincidevano. Pare inoltre che anche bambini che oggi frequentano le elementari abbiano ricostruito fatti simili vissuti in passato. Un sistema consolidato, insomma, un'organizzazione che pare agisse da molto tempo, ben prima di quella perquisizione del 12 ottobre che ha scatenato la paura. E la misura di questa paura l'ha data ieri l'affluenza al teatro «Il Paladino» per la fondazione dell'Associazione genitori Rignano Flaminio (Agerif): più di 150 persone hanno affollato la sala e più di 70 genitori hanno finora aderito al comitato, assistito legalmente dell'avvocato Roberta D'Agata, «a difesa dell'integrità fisica, morale e psicologica» dei bambini di Rignano. Nella scuola, infatti, dopo che i carabinieri di Bracciano hanno ascoltato alcuni dipendenti dell'istituto, «la tensione è palpabile». Nessuno sarebbe stato sospeso dal servizio, nessuno trasferito in un'altra sede. La preside, vivamente contestata dai genitori, «ha alzato un muro» e c'è chi ne chiede, salutato da un applauso, «le dimissioni immediate». Applausi anche per chi auspica che vengano rimosse anche «le autorità ecclesiastiche di Rignano, che hanno avversato l'associazione fin dall'inizio». Ma la preoccupazione massima, come riassume Giacomo Augenti, legale di alcuni genitori «rimane per il benessere dei bambini, creare attorno a loro un'atmosfera serena». C'è infatti chi arriva ad affermare che «ormai i bimbi vivono in un lager»: telecamere di controllo (ma una dipendente nega che siano in funzione), ma soprattutto finestre oscurate e palestra sbarrata. Quella palestra da cui, attraverso una porta secondaria, i bambini sarebbero stati fatti uscire. Raggiungerla con l'auto è facile: basta imboccare una strada alle spalle della scuola. Una scala a chiocciola di cemento conduce a una porta a vetri, dalla quale si vede l'interno dell'edificio, deserto. «Però non posso credere - sussurra un genitore - che per mesi i bambini venissero fatti entrare e uscire da lì, senza che nessuno si accorgesse di nulla. È impossibile».









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