Bocciando la delibera Tredicine - che proponeva l’istituzione di un albo per regolamentare l’attività (illegale) di recupero e riutilizzo di rifiuti anche speciali, un business gestito dai nomadi che solo a Roma vale più di 2 milioni di euro - il consiglio capitolino e la maggioranza inviano un messaggio chiaro anche al neo assessore al Sociale, Francesca Danese, dalla quale era partita l’idea choc: coinvolgere i rom nella raccolta differenziata per favorirne l’inclusione sociale e lavorativa.
La Danese aveva affrontato l’argomento, circa una settimana fa, visitando la «Best House rom», una struttura in via Visso che ospita 320 nomadi per un costo annuo di circa 2,3 milioni di euro: «C’è un problema di riconciliazione con la città - aveva spiegato - perché li accusano di essere quelli che vanno rubare: sto facendo un lavoro che riguarda le loro competenze e abilità, sono molto bravi nel recuperare nei quartieri i rifiuti e i materiali in disuso, sarebbe importante, e questa cosa era già passata in commissione politiche sociali, riuscire a dare la possibilità di fare un lavoro per la comunità e per la città di Roma, prendendo questi rifiuti e selezionandoli». In realtà, ciò di cui si era parlato in commissione Politiche sociali ed Ambiente presieduta dai consiglieri Pd Erica Battaglia e Athos De Luca era la proposta di istituire un albo dei nuovi «ferrivecchi», la maggior parte nomadi, che in città gestiscono l’intera filiera che dal cassonetto conduce all’acciaieria. Come ha stimato l’Airmet (associazione italiana recuperatori metalli) a livello nazionale su un totale di circa 20 milioni di tonnellate di materiali recuperati in un anno quasi un terzo, 6 milioni, derivano dalla raccolta in forma ambulante. A Roma - dove circolano abusivamente circa 1.400 furgoncini - il monopolio è dei rom, che oltre ai bidoni dell’immondizia battono meccanici, carrozzerie e fabbri che intendono risparmiare sui costi di smaltimento dei rifiuti speciali. Il problema, quindi, diventa anche ambientale: roghi tossici per separare per esempio il rame dalla plastica e discariche abusive di rifiuti che non possono essere rivenduti o riutilizzati. Massimo Converso, presidente dell’Opera Nomadi di Roma, la vede così: «Sono più di 1.000 gli operai rom e sinti che effettuano a Roma tale mestiere, perseguitati dalle varie forze dell’ordine che sequestrano i furgoni che utilizzano per questa attività onesta, seppur non autorizzata per ignavia istituzionale: l’albo che proponiamo ora porterebbe nelle casse del Comune di Roma ben 2 milioni e 200mila euro all’anno, ci appelliamo all’assessore Danese alla quale abbiamo presentato il progetto l’11 gennaio». Restando su Roma, per dare un’idea del fenomeno, un imprenditore del settore ha calcolato che, considerando una raccolta media giornaliera di 40mila chili di materiali ferrosi, regolarizzare una settantina di questi operatori itineranti tra sostituti d’imposta e trattenute annue potrebbe portare nelle casse comunali fino a 14 milioni di euro l’anno.
Tutto sfumato, comunque, dopo la bocciatura di ieri. Per Giordano Tredicine, consigliere di Fi firmatario della delibera «la maggioranza ha sprecato una grande occasione, preferisce che degrado ed illegalità continuino a regnare». Riferendosi alla Danese, parla di provocazione il capogruppo Pd Panecaldo: «Credo che l’assessore non si riferisse alla differenziata in genere ma all’utilizzo dei rom che oggi abusivamente rovistano nei cassonetti per trovare delle forme legali di impiego: parliamo di piccoli rottami che possono rappresentare però un utile strumento di integrazione, è una provocazione su cui lavorare». Chiude ogni discussione, in ogni caso, l’assessore all’Ambiente Marino: «Il rovistaggio è una pratica non legale che va sanzionata: credo che l’assessore Danese, visto che il suo settore riguarda le Politiche sociali e non i rifiuti, volesse semplicemente provare a comunicare che fosse importante tentare un inserimento sociale di persone che vivono a margini della società».