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13/07/2013 06:01

Rapine al garage Catturata la banda bassotti

Piccoli di statura erano armati per impaurire le vittime

Era la banda dei garage. I tre componenti erano piccoli di statura e allora entravano in azione sempre con due pistole calibro 7.65 col proiettile in canna, pronti a premere il grilletto se qualche vittima avesse tentato di reagire incoraggiata dalla propria superiorità fisica. Hanno colpito almeno in tre episodi, da marzo a maggio. I carabinieri della Compagnia Cassia di Angelo Zito li hanno arrestati prima che rapinassero per la quarta volta: sarebbe stato il titolare di un bar in zona Collina Fleming, carico di circa 20 mila euro in contanti. Un bel bottino. A formare il trio Manolo Barbetta, 31 anni, il coetaneo Luigi Sandrini e il romeno Catalin Boidache, 38 anni. Il primo di Labaro, il secondo di Genzano e l’ultimo dell’Appia. Come hanno fatto tre tipi residenti in zone di Roma così distanti tra loro a fare squadra criminale, a trovarsi insieme? Il motivo è di cuore. La zia di uno è stata la fidanzata di un complice. Legame che ha portato anche a mettere a segno il primo colpo, a marzo. La donna ha un’agenzia immobiliare in zona Labaro e la vittima numero uno della banda è stata la titolare del bar che si trova proprio lì vicino. I tre sono entrati in azione quando la poveretta è arrivata con l’auto davanti al garage. Loro erano su vettura e scooterone con targa rubata. I due in moto, travisati dai caschi integrali, sono scesi di sella e armati di pistola hanno minacciato la vittima e si sono fatti consegnare gli euro che aveva addosso. Il terzo in macchina guardava e teneva sotto controllo la zona, pronto a dare l’allarme in caso di imprevisti. Ma non si sono mai verificati. Come negli altri due casi. A Ponte Milvio un imprenditore egiziano del settore turistico l’hanno atteso nei garage sotterranei del palazzo in cui abita e lo hanno rapinato dell’orologio da 10 mila euro puntandogli l’arma alla testa, portandogli via anche il portafogli pieno di soldi, carte di credito e smartphone. E poi in zona Pomezia, contro il titolare di alcuni distributori di carburante dai quali aveva ritirato l’incasso dalle casse continue. Stesso modus operandi. Un po’ per la statura bassa, un po’ per evitare rischi, i malviventi sceglievano l’obiettivo e pianificavano l’assalto. Per decidere quale vittima rapinare era sufficiente che qualcuno di loro si accorgesse che il soggetto portava al polso un orologio di lusso o aveva in tasca bei soldi, un bottino allettante. In pratica i tre non lasciavano niente al caso. Individuavano, pedinavano, valutavano e poi agivano. Ma non nono stati gli unici a seguire questo copione. Lo hanno rispettato passo passo anche gli investigatori. E sin da subito. A partire da marzo, quando hanno saputo che è andata fallita una rapina a un altro gestore di bar in zona Labaro, dove risiede uno della banda. Ai carabinieri è apparso subito chiaro che quell’azione violenta non doveva essere un caso, ma poteva esserci un legame tra la vicenda e alcuni pregiudicati dell’area. È così che hanno messo gli occhi sulla banda. Ma all’inizio non pensavano che si sarebbero trovati di fronte a tre balordi organizzati. Il sospetto c’era, ma non era questo. Al terzetto i militari ci sono arrivati un po’ alla volta, con rilevazioni tecniche e appostamenti. L’ultimo prima del colpo al barista a Collina Fleming. I tre si erano piazzati nei garage. E lo stesso hanno fatto gli uomini di Angelo Zito. I tre erano armati e pure i carabinieri.

Fabio Di Chio






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