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Dimenticate 200mila pratiche di condono, ingegneri e geometri in rivolta

La manifestazione contro l'immobilismo. La burocrazia e il menefreghismo ci costano non meno di 7 miliardi di euro

Damiana Verucci
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Duecentomila pratiche di condono edilizio accumulate dal 1985 e tremila istanze di affrancazione da evadere, oltre all'impossibilità di accedere sia all'archivio progetti che all'archivio condono. Questa mattina ingegneri e geometri si sono dati appuntamento in piazza del Campidoglio per denunciare l'immobilismo dell'Amministrazione capitolina su almeno tre fronti che stanno letteralmente bloccando l'intero comparto immobiliare: affrancazione, condono e archivio progetti. Sembrano parole difficili ai più, ma si tratta invece di tematiche che coinvolgono migliaia di cittadini alle prese con le pratiche più diffuse sul versante della propria abitazione. L'affrancazione, ad esempio, è il meccanismo in base al quale chi ha acquistato una casa popolare a prezzi agevolati se vuole rivenderla a prezzo di mercato deve pagare al Comune una cifra che di media, secondo l'ordine degli Ingegneri si aggira tra i 25 e i 30 mila euro. Potenzialmente il Campidoglio potrebbe incassare oltre 7 miliardi da questa operazione. Prende il via, dunque, una mobilitazione che non ha precedenti quanto a determinazione nel voler sbloccare dei meccanismi a dir poco granitici, che si trascinano da anni nell'indifferenza generale delle Istituzioni sebbene invece riguardino un numero davvero importate di cittadini romani e dovrebbero essere ai primi posti nell'agenda dei politici. Si chiama "Uffici Immobili. La tua casa trac(r)olla" ed è stata indetta propria dall'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma e dal Collegio Provinciale dei Geometri di Roma. All'evento hanno aderito varie associazioni tra le quali Noi Professionisti, Confedertecnica, FIMAA Roma, Consorzio Laziale Costruttori. I professionisti si rivolgono al Comune ma il paradosso è che dello sblocco di queste "pratiche" ne beneficerebbe proprio lo stesso Campidoglio e le sue disastrose casse. Solo la definizione delle istanze di condono, spiegano gli organizzatori della protesta, farebbe infatti acquisire a Roma capitale un "tesoretto" di oltre un miliardo. Ma ancora di più potrebbe fruttare l'affrancazione, che al di là della nomenclatura a dir poco complessa è una pratica piuttosto diffusa nell'edilizia popolare. Nella Capitale, infatti, sono circa 250 mila le case in edilizia sociale costruite lungo il raccordo in base ai piani di zona, vendute a prezzi agevolati e con diritto di superficie fino a 99 anni. Al momento al Comune giacciono 3836 pratiche e in due anni ne sono state "lavorate" 351. Nel frattempo le vendite degli altri rischiano di saltare e ci sono alcuni proprietari che hanno già firmato l'atto di compravendita e sono in attesa del nulla osta del Comune. Sembra che l'Amministrazione in questi giorni, a ridosso dell'evento, stia formulando alcune proposte ma i professionisti chiedono concretezza e sono pronti a mettere a disposizione le loro competenze per trovare delle soluzioni comuni. Non solo protesta, dunque, ma ricerca di punti di accordo. Proprio per questo oggi pomeriggio, presso il Tempio di Adriano, dalle ore 15 si svolgerà una tavola rotonda in cui sono stati invitati a partecipare sia la sindaca Virginia Raggi che l'assessore all'Urbanistica, Luca Montuori.

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