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Delitto Sara Di Pietrantonio, sconto di pena all'ex fidanzato killer

Dall'ergastolo a 30 anni di reclusione: in secondo grado riformulata la sentenza per il vigilante di 28 anni accusato di aver ucciso la giovane

L’universitaria che amava la danza

Sara Di Pietrantonio

Dall'ergastolo a 30 anni di reclusione. La Corte d'assise d'appello di Roma ha parzialmente riformulato la sentenza di primo grado per Vincenzo Paduano, il vigilante di 28 anni accusato di aver ucciso la sua ex ragazza, Sara Di Pietrantonio, la studentessa romana di 22 anni strangolata e poi data alle fiamme il 29 maggio 2016 in via della Magliana, alla periferia della Capitale. I giudici hanno ritenuto assorbito nell'omicidio il reato di stalking e per questo, data anche la scelta del rito abbreviato, ha riconosciuto uno sconto di pena.

"L'alcol serviva per ripulire il marcio da sradicare, per fare tabula rasa. Il fatto di aver dato fuoco al corpo di Sara non vuol dire altro che distruggerla. Il movente non è stata gelosia, ma la perdita del potere di dominio, il rifiuto della ragazza di soggiacere alla sua volontà". Con queste parole la Procura generale, rappresentata dal pm Maria Gabriella Fazi, aveva chiesto due giorni fa ai giudici togati e popolari di confermare la sentenza di primo grado.

Per l'accusa, il fatto che l'imputato avesse portato in macchina una bottiglia di alcol, lasciando invece sul posto di lavoro cellulare e tablet (affinché i suoi spostamenti non fossero tracciabili), dimostra che l'aggressione della ragazza era premeditata. "Paduano ha strangolato Sara per cinque minuti. Avrebbe potuto recedere, ma non l'ha fatto. L'ha cosparsa di liquido infiammabile dalla testa ai piedi e poi ha bruciato il suo corpo sulle foglie secche per distruggere ogni traccia della ragazza – aveva precisato il pm nella sua requisitoria – Nell'ultima settimana aveva studiato come entrare in azione con un'estenuante attività di appostamento e perlustrazione. Dopo l'omicidio è tornato al lavoro e, prima di rientrare a casa, è andato a gettare il telefono di Sara dentro una campana per la raccolta del vetro che si trova vicino l'abitazione del suo nuovo ragazzo. Sperava che i sospetti si concentrassero su lui, era questo il suo piano". Quanto all'aggravante per futili motivi, Paduano considerava la giovane studentessa "una sua cosa": "Ciò che lo ha spinto a uccidere - aveva spiegato il pubblico ministero Fazi - non è stata la gelosia, ma la perdita del potere di predominio sulla ragazza, che lui vedeva come un oggetto di sua proprietà. Pretendeva infatti di essere informato del suo nuovo rapporto amoroso. Ma lei voleva viverlo senza ostacoli. In un messaggio le aveva scritto esplicitamente: 'ti farò soffrire come tu stai facendo soffrire me'".

"Non è cambiato molto rispetto alla condanna di primo grado, quindi egoisticamente va bene così. Trent'anni sono tanti per un ragazzo giovane. Paduano per arrivare a un pentimento vero dovrà essere aiutato e ci vorrà tempo", ha commentato la sentenza la mamma di Sara.

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