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La rinascita di Chiara Bordi, amputata a 12 anni vince la battaglia contro l'assicurazione

La rinascita di Chiara Bordi, amputata a 12 anni vince la battaglia contro l'assicurazione

Chiara Bordi

Ha sfilato in passerella e ha prestato il suo volto per servizi fotografici volti a trasmettere un messaggio inequivocabile: "Andare avanti con coraggio e positività nonostante i traumi della vita”. Queste le parole di una diciassettenne di Tarquinia, Chiara Bordi, tipica bellezza mediterranea dotata di un sorriso magnetico e una coinvolgente solarità.

"La felicità dipende da chi ci sta intorno ma è prima di tutto una scelta che nasce dentro di noi”, ha dichiarato. La protesi di Chiara testimonia un passato doloroso, ma anche un presente tutto da vivere. Entrata, tra i 12 e i 14 anni ben 15 volte in sala operatoria, è stata sottoposta a due interventi all’omero e a tre amputazioni alla gamba sinistra, ma a cinque anni di distanza dal terribile incidente stradale che le ha cambiato la vita, quello che resta nella sua memoria sono le lacrime che ha versato quando ha dovuto lasciare l’ospedale definitivamente: “Il Policlinico Gemelli era una seconda casa per me, mi ero affezionata a tutti e andavo in giro per il reparto a stringere la mano a chi stava per essere sottoposto ad un’amputazione. Ritenevo giusto trasmettere agli altri la forza che mi hanno dato i miei genitori e mia sorella, ma anche il personale ospedaliero”.

Chiara ha le idee chiare sul suo futuro: “Voglio studiare medicina e diventare un chirurgo ortopedico. Prima, però, vorrei continuare a fare dei viaggi. Amo visitare il mondo e sono super organizzata con le mie protesi. So anche aggiustarle. Ne ho anche una che mi permette di portare i tacchi. Una ragazza non può rinunciare ai tacchi”, dichiara sorridendo.

Da due anni, Chiara è libera e autonoma. “Con la protesi ho preso il patentino di guida, il brevetto da sub, sono andata in campeggio, ho fatto una scalata, ho pattinato e ho intenzione di correre agonisticamente. Per adesso corro solo quando sto per perdere il pullman”. La sua ironia l’ha resa, agli occhi dei suoi coetanei, un vero e proprio punto di riferimento. “Mi scrivono sui social - racconta la giovane - mi fanno i complimenti e io li ringrazio, ma la verità è che non mi sento un’eroina. Ho fatto solo quello che si fa in questi casi. E in questi casi sei davanti a un bivio: o vivi o muori, non esiste sopravvivenza, ma una scelta consapevole che deve puntare necessariamente alla vita. Quando ero in ospedale mia sorella mi mostrava le foto di persone amputate in più arti e io mi sentivo immediatamente fortunata. Non ho trascorso un solo giorno a pensare “che schifo questa vita, perché è successo proprio a me?”. Mia madre mi ha consegnato un mantra: ”tu non sei un piede, non sei una gamba”. E poi c’è stato Ippolito Piraino (patrocinatore stragiudiziale esperto di risarcimento danni da incidenti stradali, ndr). È stato lui a vegliare su un’intera famiglia provata dall’accaduto, mentre combatteva la mia battaglia contro l’assicurazione”.

Una battaglia per i diritti 
La pratica di Chiara viene consegnata allo “Studio Piraino Infortunistica Stradale” di Roma, l’anno successivo all’incidente, dopo una prima valutazione, ottenuta con la consulenza di un legale, che si concretizzò con un risarcimento pari a soli 500 mila euro. 

“Il preventivo a vita superava di gran lunga questo risarcimento”, spiega Ippolito Piraino (nella foto con Chiara). “La prima, bassa, proposta di liquidazione era motivata da un concorso di colpa imputato a Chiara (minorenne passeggera di un minorenne, ndr) e dalla culpa in vigilando imputata ai genitori. In sostanza, secondo gli assicuratori, i genitori erano colpevoli di non aver controllato la figlia. A questo punto la domanda sorge spontanea: tutti i quattordicenni in possesso di patentino dovrebbero essere seguiti per strada dai genitori? Questo, a mio parere, è un deficit legislativo”, ha dichiarato Piraino. 

Nel caso di Chiara, “Attraverso una minuziosa analisi del codice civile e della legislazione in vigore ho posto in essere tutte le azioni tese a ottenere una chiusura bonaria, evitando così una causa lunga 7 anni e stimolando la compagnia di assicurazione a non imputare né a Chiara, né ai genitori, alcuna responsabilità, chiudendo con un risarcimento più adeguato, oltre il doppio rispetto alla prima proposta, che le consentirà di accedere alle protesi più performanti in commercio e di vivere la sua vita senza limiti”.

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