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sanità in codice rosso

Roma, il Tribunale del malato in campo per l'ospedale San Giovanni: "Basta letti in corridoio"

Il San Giovanni chiude ai malati di reni

Mancanza di personale e sovraffollamento. Nell'ospedale San Giovanni di Roma regna il caos nonostante le proteste e le manifestazioni. “Fra le problematiche dell’ospedale San Giovanni, la più importante è sicuramente il sovraffollamento, sia al pronto soccorso che nella breve osservazione”. A parlare è  Sergio Imperatori, coordinatore  da oltre 30 anni del Tribunale del malato dell’ospedale San Giovanni. “Proprio su questo e già dal mese di settembre abbiamo fatto delle campagne di denuncia, a tutela del malato, denominate “Zero letti in corridoio” perché non ne vogliamo vedere più nemmeno uno. Basterebbe solo una buona pianificazione e organizzazione  dei reparti per evitare questa vergogna per i ricoverati. Abbiamo già fatto un incontro con la direzione sanitaria sui problemi e le criticità pregresse. Ora ne abbiamo un altro in programma il prossimo 13 febbraio con il direttore sanitario, il dottore Antonio Fortino. Ci auguriamo che da questo nuovo incontro si dia risposta alle diverse criticità che abbiamo nel tempo presentato e che necessitano di risoluzione.” – prosegue ancora Imperatori – “Sulla questione delle infezioni contratte dai pazienti durante il ricovero in ospedale, sappiamo che sono aumentate anche in considerazione della diminuzione dei tempi a disposizione per la cooperativa che si occupa delle pulizie.  Di questo abbiamo ricevuto una nota proprio dal sindacato interno che ci avvisava di questo. E’ quindi probabile che diminuendo l’igiene, di fatto possano essere aumentate anche le infezioni.”

“Un altro problema generalizzato è la carenza del personale sia medico che infermieristico, come anche il ritardo sugli interventi chirurgici che si prolungano per via della mancanza di personale medico come l’anestesista o il chirurgo. Abbiamo scritto più volte alla Regione Lazio, visto che è l’ospedale stesso che dice di non avere il giusto numero di personale e quindi non in grado di poter rispettare le normative che prevedono un mese per le visite e due mesi per gli accertamenti diagnostici o per quelli differiti. Tanto è vero che in cardiologia, l’agenda è quasi sempre chiusa perché manca il personale, i cardiologi appunto” – aggiunge ancora il coordinatore del Tribunale del malato del San Giovani -  “Qualche anno fa scrivemmo un comunicato stampa (sempre alla regione) per denunciare la carenza di personale e loro ci inviarono le hostess per l’accoglienza al pronto soccorso, in modo di agevolare gli arrivi e dare indicazioni, ma a noi mancavano i cardiologi.”

“Le attese e le difficoltà per le visite ambulatoriali sono le criticità che i pazienti ci riportano da sempre. Per un intervento alla cataratta bisogna aspettare anche 6 mesi. Due, tre anni fa ci voleva addirittura 1 anno prima di poterlo eseguire. Noi continueremo a batterci attraverso azioni come la nostra campagna “Zero letti in corridoio” per far si che i reparti abbiano una pianificazione e attenzione maggiore su questa problematica che quasi sempre si presenta nei mesi di gennaio, febbraio e marzo. Bisogna prevenire certe criticità per questo continueremo a reclamare il sacrosanto  diritto del  malato ad essere assistito dignitosamente”.

 

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