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CAPITALE A SECCO

Roma, acqua razionata da lunedì

Roma, acqua razionata da lunedì

Giornata nera per Acea e ancora fiato sospeso nella Capitale per l'eventuale razionamento dell'acqua. Il Tribunale delle Acque ha respinto il ricorso presentato dall'azienda capitolina contro l'ordinanza della Regione Lazio che vieta i prelievi dal Lago di Bracciano a partire dalla mezzanotte di stasera.

Secondo i giudici, il razionamento dell'acqua ipotizzato da Acea «non è conseguenza imposta dall'ordinanza». E intanto, mentre il ministro dell'Ambiente, Luca Galletti, si dice «preoccupato ma speranzoso» per la situazione romana, in tarda serata, Acea cala l'asso con una lettera al Presidente della Regione, al Prefetto di Roma, al sindaco di Roma Capitale, al Sindaco della Città Metropolitana e al Comandante dei Vigili del fuoco. La notizia è innanzitutto nella firma: Luca Alfredo Lanzalone. A scendere in campo a 24 ore dallo stop ai prelievi dal lado di Bracciano, è direttamente il presidente di Acea. Nominato, ricordiamo dal sindaco Raggi e molto vicino a Casaleggio&Co. Una sottolineatura necessaria per capire la portata del contenuto della missiva che di fatto annuncia che Acea non farà un passo indietro. Si ribadisce infatti che «Il lago di Bracciano costituisce una fonte di approvvigionamento essenziale, in questo momento, anche a causa del perdurante periodo altamente siccitoso, per garantire la regolarità di erogazione della risorsa idrica all’utenza di Roma Capitale.

Le fonti di approvigionamento attualmente in uso destinate al soddisfacimento del fabbisogno idropotabile della città non possono, infatti, essere allo stato incrementate nella loro portata derivata per supplire al deficit conseguente al venir meno della predetta fonte». Senza un ritiro o una deroga all’ordinanza firmata da Zingaretti dunque, si procederà - da lunedì - «ad una rigida turnazione - scriva Lanzalone - nella fornitura d’acqua, della durata stimata di svariate ore consecutive, in rilevanti porzioni del terriotrio urbano comprendenti non solo una media poderata di complessivi 1,5 milioni di persone, ma anche presidi di natura ospedaliera, assistenziale e, in generale, socio-sanitaria, con grave rischio per la salute pubblica».

La «palla» dunque torna dritta dritta nelle mani di Zingaretti che tuttavia può solo contare, adesso, sul riconoscimento dello Stato di calamità da parte del Governo. Non solo porte chiuse però. Acea da parte sua ha confermato la disponibilità verso un accordo completo che preveda un monitoraggio congiunto delle fonti, tale le quali Bracciano, a ridurre la captazione dal lago di Bracciano in misura proporzionale al recupero di ogni litro d’acqua effettuato dall’effecientamento della rete, a chiedere un commissario ad acta per le nuove opere idriche infrastrutturali, a cominciare dall’ampliamento del Peschiera. La parola a Regione e Governo. E i romani aspettano. 

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