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Ecco com'è ridotto l'ex Gil, tre milioni di euro buttati

Rifugio di barboni nel cuore della movida nota in tutto il mondo

Valeria Di Corrado
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«Necessario restaurare, più necessario usare ciò che è stato restaurato». Potrebbe essere questa la parafrasi (adattata alle circostanze) del motto impresso sulla facciata dell'ex Gil di Trastevere, un tempo sede dell'organizzazione fascista Gioventù italiana del Littorio e ora luogo di bivacco per sbandati e clochard. Gli ultimi lavori di restauro, finanziati con fondi della Comunità europea, si sono conclusi il 26 luglio 2015 e sono costati oltre tre milioni di euro. Da allora lo stabile è rimasto chiuso e abbandonato. Uno spreco di denaro pubblico che, in tempi di crisi come quelli che stiamo vivendo oggi, fa ancor di più inorridire. L'edificio, di proprietà della Regione Lazio, è considerato una delle più importanti opere architettoniche moderne di Roma: un manifesto del razionalismo, nonché monumento di confine tra l'architettura tradizionale e l'innovazione di matrice europea. Sorto negli anni 1934-1936 su progetto del giovane architetto Luigi Walter Moretti, rientra nel quadro di quelle opere pubbliche che cambiarono l'assetto funzionale della città. Il palazzo, che fa ad angolo tra largo Ascianghi e via Girolamo Induno, si contraddistingue nel tessuto urbanistico del quartiere Trastevere per le sue grandi vetrate e i blocchi di pietra bianca e levigata usati per costruirlo. Per molti anni in cattivo stato di conservazione, è stato oggetto di interventi conservativi condotti dalla Regione, terminati nel 2007 con una spesa di circa... SE VUOI CONTINUARE A LEGGERE CLICCA QUI

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