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GRAVISSIMO DOPO UN VOLO DI 9 METRI

È morto il bimbo di 23 mesi precipitato nel pozzo a Velletri

È morto il bimbo di 23 mesi precipitato nel pozzo a Velletri

Il pozzo dove è precipitato il bimbo a Velletri

È morto oggi alle 18.35 per arresto cardiocircolatorio il bimbo di 23 mesi caduto in un pozzo sabato a Velletri, in provincia di Roma. A comunicare il decesso del bambino l'ospedale Bambino Gesù di Roma, dove il piccolo era arrivato dall'ospedale di Velletri "con diagnosi di annegamento ed arresto cardiocircolatorio", come precisava il bollettino dell'ospedale pediatrico del Gianicolo. Il bambino era stato ricoverato nella terapia intensiva del Dipartimento di Emergenza e Accettazione, in sedazione farmacologica profonda e ipotermia terapeutica. Le sue condizioni però erano apparse subito gravissime.

Il volo di 9 metri e la corsa in ospedale
L'incidente era avvenuto nel giardino di casa dove il piccolo stava giocando con la sorellina. Stando a quanto emerso da una prima ricostruzione il piccolo sarebbe sfuggito al controllo dei genitori, due giovani romeni, e del nonno. Proprio quest'ultimo lo avrebbe perso di vista per poi scoprire che era finito nel pozzo, grazie anche alla segnalazione della sorellina che lo avrebbe visto mentre cadeva. L'uomo si era immediatamente calato giù con una corda e altri mezzi rudimentali ma senza riuscire a recuperare il piccolo. Intanto i genitori avevano dato l'allarme e sul posto serano arrivati i vigili del fuoco. I sommozzatori erano riusciti a recuperare sia il nonno che il bambino, estratto vivo ma in gravissime condizioni. Il piccolo, nato in Italia, era stato prima trasportato all'ospedale di Velletri poi trasferito al Bambino Gesù di Roma. Secondo le indagini, condotte dai carabinieri della compagnia di Velletri, si tratterebbe di un incidente. Una tragica fatalità che si sarebbe consumata in pochi secondi. Il pozzo nel quale è caduto era recintato ma profondo 9 metri e con 4 metri di acqua.

Dodici anni fa la tragedia di Alfredino Rampi
La terribile vicenda accaduta sabato a Velletri riporta alla mente quella analoga di Alfredino Rampi. A giugno del 1981, infatti, l’Italia seguì con il fiato sospeso la vicenda del piccolo morto dopo tre giorni di inutili tentativi effettuati per salvarlo. Anche lui era precipitato in un pozzo. E a distanza di 36 anni un altro tragico incidente coinvolge un bambino con una dinamica simile. Per lungo tempo, infatti, la vicenda del piccolo bimbo di sei anni caduto in un pozzo artesiano mentre tornava a casa, è stata al centro delle cronache. Per tre lunghi giorni, in quel maledetto giugno del 1981, i soccorsi tentarono invano di salvare Alfredino, una vicenda che ha commosso il Paese intero. Era la sera del 10 giugno e il bambino è uscito con il padre e altre persone per una passeggiata. Al ritorno, però, Alfredino ha preceduto il papà verso casa. Lungo quel maledetto percorso è precipitato in un pozzo artesiano profondo 60 metri, da cui non è più risalito vivo. Immediatamente sono scattate le ricerche e, alla fine, la sua voce è stata intercettata in fondo alla voragine. Subito dopo la terribile scoperta si è attivata la macchina dei soccorsi, nel disperato tentativo di estrarlo vivo da quel buco. Mentre l'Italia seguiva passo passo ciò che accadeva, le operazioni si rivelavano molto più difficili del previsto. L'imbocco del pozzo, infatti, era poco agevole per calarvi un soccorritore. Si optò così per altre soluzioni, tra cui quella di scavare dei tunnel paralleli per poter arrivare ad intercettare Alfredino. Per tre giorni si trivellò senza sosta, con l’intervento di numerosi volontari provenienti da tutta Italia. Il bimbo, però, all'alba del terzo giorno ha smesso di respirare.

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