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SCONTRO A CINQUE STELLE

I grillini bloccano (anche) la Ruota dell'Eur

Il Luna park ha aperto la stagione ma per dare l'ok il Municipio chiede 90 giorni: l'attrazione principale è ferma, la società perde incassi e i bimbi aspettano

I grillini bloccano (anche) la Ruota dell'Eur

Una storia italiana. Fatta di carte, di burocrazia, di passaggi e procedure e articolate che bloccano la ruota del Luneur. Una guerra tra il Lunapark e il presidente del municipio dell’ Eur, un grillino. L’attrazione principale del parco di divertimento, recentemente riaperto per la gioia di piccoli e grandi (quelli che negli anni ’80 e ’90 facevano la fila per un giro sul Tagadà) è in perfetto stato di conservazione, ha passato gli esami della commissione provinciale che verifica la sicurezza della struttura, ma per ora non può girare.

L’ultimo atto di una guerra giocata sul filo delle concessioni e del rimpallo di regolamenti e norme che si accavallano nel tempo è la lettera che l’amministratore delegato del Luneur, Filippo Caissotti di Chiusano, ha scritto il 21 marzo scorso alla direzione tecnica del nono municipio che ha la competenza sull’area. «È stato riferito che l’ufficio in indirizzo non vorrebbe rilasciare il proprio benestare alla messa in servizio dell’attrazione in oggetto (la ruota panoramica ndr) in ragione di alcune presunte problematiche di natura urbanistica in merito alla strutture e ai manufatti ubicati all’interno del Parco» spiega la missiva che con una lunga serie di punti cerca di spiegare che in realtà la società Luneur Park nella riqualificazione del parco ha rispettato le cubature preesistenti. I numeri risultano dal progetto di riqualificazione presentato dopo l’assegnazione della concessione e approvato dal Comune. «Il Luneur anteriormente ai lavori aveva una Superfice Utile Lorda complessiva di 6.110 metri quadri, dei quali 907 destinati ad attività commerciali o di ristoro» segnala la lettera che aggiunge che il progetto di recupero approvato dall’amministrazione riguarda solo una parte della Sul complessiva (4.763 metri quadrati su 6.110) e prevede la realizzazione di punti di ristoro di 850 mq e spazi polifunzionali di 164 mq.

Insomma un’operazione nel massimo rispetto della destinazione impressa al complesso dal Piano Regolatore che non è «Verde e servizi pubblici di livello locale ma Spazi Aperti». Insomma per la società tutto regolare dunque la ruota deve girare perché perfettamente a norma dal punto di vista urbanistico. Non solo. Qualche giorno prima il Luneur Park ha ricevuto un importante via libera all’attività da parte dalla Commissione tecnica provinciale di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo che ha certificato la piena agibilità del parco e delle attrazioni contenute. Proprio sulla ruota panoramica ha verificato lo stato di manutenzione e la validità delle modifiche introdotte dalla società di gestione. Insomma per chiunque salga sull’attrazione principale la sicurezza è assolutamente garantita. Ma non basta ancora. Sì perché la burocrazia quando vuole non ha limiti. Dopo un solo giorno il Municipio risponde con una frase da manuale. Non è un no, e non è una chiusura tranchant alle istanze del Luneur. L’amministrazione esercitando la sue prerogative prende tempo. «Con riferimento alla vostra comunicazione (...) la richiesta è stata presentata il 16 marzo 2017 e i tempi previsti per l’eventuale rilascio dell’autorizzazione sono di 90 giorni dalla presentazione». Tre mesi. Un’eternità per chi punta a fare il massimo incasso tra la primavera e l’estate visto che il parco è all’aperto. E che comunque priva il rilancio di un formidabile asset per i bimbi e per i genitori.

Morale: tempi lunghi, lacci burocratici e capitali privati sempre bistrattati nonostante nel parco lavorino oltre 100 persone. Sta di fatto che la ruota non gira ed è forse l’emblema e l’immagine di una Capitale che non riesce a ripartire. Fonti del Municipio spiegano però a Il Tempo che sono «in corso verifiche da parte del Dipartimento interessato. La situazione è delicata e non si può sbilanciare prima di avere in mano i risultati». Poi un raggio di speranza: «Speriamo di non dover usare tutti i 90 giorni». Lo sperano tutti: romani, bimbi e genitori.

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