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CAOS CAPITALE

Le intercettazioni, Marra a Scarpellini: "Sono a disposizione"
367 mila euro dall'imprenditore al braccio destro della Raggi

Anticorruzione, verifiche dell'Anac su Marra e la nomina del fratello al Turismo

Raffaele Marra

Raffaele Marra e Sergio Scarpellini sono finiti in carcere per concorso nel reato di corruzione per funzione. Al centro degli accertamenti c'è l'acquisto nel giugno del 2013 di un appartamento Enasarco in via Prati Fiscali, che Marra ha intestato alla moglie. Dalle verifiche dell'Unità di informazione finanziaria (Uif) della Banca d'Italia, parte del denaro necessario per concludere questa compravendita (circa 367mila euro) è stata messa a disposizione dello stesso imprenditore con suoi assegni circolari. Si tratta di soldi che, stando agli accertamenti di Procura e carabinieri, risultano in uscita e non sono stati restituiti. Questa operazione immobiliare sarebbe avvenuta nel periodo in cui Marra passava da un incarico in Regione a uno poi ricoperto in Comune. Indagando sui rapporti che legano i due arrestati, gli inquirenti hanno scoperto che con modalità più o meno analoghe nel 2009 Marra e Scarpellini sono stati protagonisti di un'altra operazione immobiliare relativa a un immobile in zona Eur. Su questa circostanza, però, la Procura non intende portare avanti ulteriori approfondimenti in quanto si tratta di un caso coperto da prescrizione.

Dalle carte dell'indagine risulterebbe che Raffaele Marra voleva che l'imprenditore Sergio Scarpellini intervenisse sul costruttore Francesco Gaetano Caltagirone affinché il quotidiano di cui é editore quest'ultimo (Il Messaggero) evitasse gli attacchi alla sua persona. Lo si evince da una telefonata del giugno scorso, riportata nell'ordinanza del gip Maria Paola Tomaselli, che Marra fece alla segretaria di Scarpellini: "Io sto a sua disposizione, lui lo sa... Se Sergio potesse intervenire su Gaetano Calta, per farmi dare una mano sui giornali... Tanto lo sai, io sto a disposizione, diglielo". Per i carabinieri e per la Procura di Roma, dal colloquio emerge lo stretto legame tra il funzionario del Campidoglio Marra e l'imprenditore Scarpellini. Ciò, per chi indaga, giustifica l'attualità della misura cautelare in carcere per concorso nel reato di corruzione per la funzione firmata dal gip Maria Paola Tomaselli.

Marra e Scarpellini, quindi sono finiti nel carcere di Regina Coeli perché "se lasciati in libertà, vi è concreto pericolo che commettano altri gravi delitti della stessa specie", scevie il gip Tomaselli, secondo cui gli atti dell'inchiesta denotano "una spiccata pericolosità sociale" dei due "tale da rendere assai probabile la reiterazione di analoghi comportamenti delittuosi". Per il gip "il rapporto viziato" tra Marra e Scarpellini sussiste almeno dal 2009 quando il primo, Direttore del Dipartimento Patrimonio e Casa del Comune di Roma, promette di acquistare un immobile a un prezzo certamente di favore (circa 500mila euro in meno) e prosegue, "con il medesimo tenore", nel giugno del 2013, quando l'imprenditore "mette a disposizione del pubblico funzionario (diventato Direttore del Dipartimento Partecipazioni e Controllo del Gruppo Roma Capitale e Sviluppo Economico Locale di Roma Capitale) due assegni per l'acquisto di un appartamento di via dei Prati Fiscali 258, assicurandogli così una cospica utilità". E il rapporto prosegue tra i due prosegue ancora nel luglio del 2016 quando "fortemente preoccupato dal rischio di perdere tutto ("dall'uomo più potente in tre giorni divento l'ultimo coglione") e dunque necessitando di un intervento di Scarpellini per placare la diffusa compagna stampa in suo danno", Marra - spiega il giudice - "si rivolge nuovamente all'imprenditore richiedendo i suoi favori con l'esplicita asserzione della propria generica disponibilità ribadita fermamente e reiteratamente da Marra proprio a titolo di corrispettivo del favore richiesto".

Dall'ordinanza del gip, emerge "una notevole spregiudicatezza e pervicacia nel porre in essere gli illeciti comportamenti, contraddistinti, per quanto attiene a Marra, da un assoluto evidente disprezzo per la pubblica funzione svolta e da una totale assenza di scrupoli nel porla al servizio del proprio e dell'altrui privato interesse".

Marra, in virtù "dei rapporti evidentemente collaudati instaurati all'interno dell'Amministrazione comunale presso cui svolge la pubblica funzione, sia pure con incarichi e ruoli diversi, dal 2008, confermati dalla circostanze che egli ha mantenuto intatta la propria posizione di potere nonostante l'avvicendarsi di diverse amministrazioni, pure di diverso colore politico", presenta "una rete di contatti" tramite i quali può compromettere il prosieguo dell'attività investigativa, dice ancora il gip nell'ordinanza cautelare in cui si spiega "la sussistenza di un concreto e attuale pericolo di reiterazione di condotte delittuose analoghe a quelle accertate in considerazione del ruolo attualmente rivestito da Marra in Campidoglio e dell'indubbia fiducia" di cui ha goduto, almeno sino ad oggi, "da parte del sindaco Virginia Raggi, quale emerge dall'esposto presentato da Carla Romana Raineri, dopo le sue dimissioni da Capo di Gabinetto del Comune di Roma, nonché dalla obiettiva circostanza che Marra, nonostante la campagna di stampa che pure si è registrata in suo sfavore, non è stato esautorato, ma è stato nominato direttore del Dipartimento Organizzazione e Risorse Umane del Comune".

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