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L'ITALIA DEGLI SPRECHI

La Regione Lazio taglia le comunità montane Ma è solo un bluff

Gli enti cambiano solo nome. Saranno «unioni di comuni montani». Nessun risparmio e stesso personale

Addio alle comunità montane. Anzi no

Da anni si discute di eliminare le comunità montane, considerate da più parti enti inutili e fonti solo di sprechi. Adesso la Regione Lazio ha deciso di abolirle. Una buona notizia? A prima vista parrebbe di sì, ma dietro le apparenze si cela il trucco. Le comunità montane spariranno, ma solo per cambiare nome. Sono state ribattezzate, infatti, «unioni di comuni montani». E, come recita la proposta di legge n.317 del 29 febbraio scorso, «continueranno a svolgere i servizi ed esercitare le funzioni delle cessate Comunità montane». Qualcuno, allora, potrebbe pensare che le spese diminuiranno. Può darsi, ma non è affatto detto. L’unico limite che viene introdotto è che i nuovi costi non debbano superare quelli vecchi. «La spesa sostenuta per il personale dell’Unione - recita la proposta di legge - non può comportare il superamento della somma delle spese di personale sostenute precedentemente dai singoli comuni partecipanti». Ma viene introdotto un auspicio: «A regime devono essere assicurati progressivi risparmi di spesa in materia di personale». Insomma, si spera che i nuovi enti si impegnino a ridurre i costi. Senza però dire in che modo, anche perché la stessa legge prevede che le comunità montane camuffate da unioni di comuni oltre al personale conserveranno i trasferimenti finanziari per il loro funzionamento. Il cambio di nome è reale, mentre i risparmi restano solo un’illusione.

È bene ricordare che ogni Regione può regolare la materia come meglio ritiene. Questa operazione di maquillage, promossa dalla giunta Zingaretti, sarà discussa in Consiglio regionale a partire da martedì (lunedì è il termine entro cui si possono presentare emendamenti). Le comunità montane del Lazio sono 23 e coinvolgono 248 Comuni, con una popolazione superiore al milione di abitanti. E costano alla collettività 7,2 milioni di euro l’anno. A pesare sulle casse dell’ente è soprattutto il costo del personale (5,5 milioni di euro) che, come vedremo, non verrà tagliato.
Un piccolo risparmio, in realtà, ci sarà. Delle 23 comunità, solo una è destinata a sparire. È quella dell’arcipelago delle Isole Ponziane. Il solo fatto che Ponza e Ventotene rientrassero nella definizione « montane» è a dir poco singolare. La nuova legge prevede che questa comunità insulare sia «estinta e il relativo personale transiti nei ruoli dei singoli comuni che vi facevano parte (...) È facoltà dei comuni facenti parti dell’estinta comunità di arcipelago associarsi per l’esercizio delle funzioni comunali». Ma questo, non è l’unico caso di rinomate località balneari che fanno parte di associazioni montane. È il caso della ventiduesima comunità, quella degli Aurunci e Ausoni, che tra i suoi "affiliati" conta anche Terracina e Sperlonga.
Ma torniamo alla proposta di legge e vediamo cosa prevede. Già oggi, le comunità montane hanno un Consiglio formato da tre consiglieri per ogni Comune membro e una Giunta con assessori che variano da 2 a 4 a seconda del numero di abitanti. Il presidente viene eletto dal Consiglio. Dal 2010 nessuno di loro percepisce indennità. Quindi, la nuova legge voluta da Zingaretti, almeno in questo campo, non taglierà alcuno spreco. Sei anni fa, fu l’ex consigliere regionale Pdl, Antonio Cicchetti, a proporre di sopprimere le comunità montane. Due anni dopo ci riprovò la giunta Polverini con l’assessore Cangemi. Adesso è la giunta Zingaretti a proporre la riforma, «ma si tratta solo di un’operazione di facciata - spiega l’ex consigliere regionale Donato Robilotta - le comunità montane sono già unioni di comuni montani. Non cambia nulla». L’unico risparmio che questa proposta di legge prevede è l’obbligo per le amministrazioni che già oggi appartengono sia ad un’unione di comuni che ad una comunità montana di scegliere a quale dei due enti associarsi. I Comuni con "i piedi in due staffe" sono 84. Ma il fatto che non possano più far parte di due enti diversi, non comporta che i costi diminuiscano, visto che la legge fissa solo un tetto massimo da non sforare e non una serie di tagli obbligatori. La proposta di legge, inoltre, stabilisce che i presidenti delle comunità vengano nominati «commissari liquidatori». Dovranno preparare l’inventario dei beni, fare una ricognizione di tutti i contenziosi pendenti, stilare l’elenco del personale e redigere il bilancio iniziale di liquidazione. A quel punto, «il presidente della Regione provvede all’estinzione della comunità montana per la trasformazione in unione di comuni montani». E verranno «individuate le risorse umane, logistiche, strumentali e finanziarie delle comunità montane da trasferire alle unioni di comuni montani». Poi, saranno le nuove unioni a «definire le proprie dotazioni organiche entro un numero di posti, in ogni caso, non superiore alla somma dei posti di organico degli enti di provenienza alla data di entrata in vigore della legge». Significa che il personale non potrà essere incrementato, ma non che verrà tagliato. «In questo modo si crea un inutile groviglio di enti che non faciliterà la vita di cittadini e imprese - aggiunge Robilotta - Così la burocrazia resta. Se si volevano eliminare gli sprechi si sarebbe dovuto sciogliere sia le comunità montane che le unioni di comuni. Bisognerebbe creare degli "ambiti di gestione di funzioni", entro i quali i singoli Comuni possano unificare i servizi tramite convenzioni. Parliamo, ad esempio, dei rifiuti, degli scuolabus e dei trasporti pubblici».

 

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