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LE INDAGINI DEI CARABINIERI

Appalti truccati all'ospedale San Camillo: dieci arresti

Nel mirino i lavori di ristrutturazione in occasione del Giubileo. Le accuse: corruzione, turbativa d'asta, estorsione, falsità in atto pubblico, peculato e truffa aggravata

Sabotato l’ossigeno al San Camillo

Dieci arresti, due in carcere e otto ai domiciliari, per un giro di corruzione sugli appalti legati alla ristrutturazione, in vista del Giubileo, dell'ospedale San Camillo di Roma. È questo il bilancio dell'operazione denominata "Piramide" nella quale sono indagate complessivamente, a vario titolo, 26 persone per reati che vanno dalla corruzione e il falso, alla turbata libertà degli incanti, fino all'estorsione, la falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, il peculato, e la truffa ai danni di ente pubblico. L'indagine si è concentrata sui progetti di ristrutturazione del pronto soccorso e su quelli per la realizzazione di nuovi posti letto per la terapia intensiva, nonché sulla ristrutturazione del padiglione Lancisi.

TUTTI I PROTAGONISTI DELLA "PIRAMIDE" DI CORRUZIONE 
"Se c'hai la mentalità di fare l'artigiano, ritorna a fare l'artigiano, ma se vuoi fà l'imprenditore me devi dà retta..." così, intercettato al telefono, Alessandro Agneni, 51 anni, direttore all'epoca dei fatti della unità di ingegneria dell'ospedale San Camillo e ritenuto capo del gruppo che si spartiva appalti e subappalti. Nell'ordinanza, la gip Flavia Costantini spiega che Agneni allude in più occasioni «a un sistema a forma di piramide che andava necessariamente adottato al fine di controllare tutte le commesse, non solo quelle del San Camillo". "Facciamo sto tipo di organizzazione, quindi gli operai fanno riferimento a voi, voi fate riferimento a me", dice ancora Agneni, intercettato. Insieme a lui finisce in carcere Daniele Saccà, 42 anni, geometra e amministratore della società Stim srl, che secondo gli inquirenti faceva riferimento ad Agneni facendogli arrivare tangenti sotto forma di commesse e lavori di subappalto. Sono ai domiciliari Ferdinando Lombardi, 71 anni, amministratore unico della società Mtc; Marco Tassinari, 62 anni, direttore tecnico della Mtc; Giovanni Trani, 29 anni, dipendente della Stim; Walter Salemme, 29 anni, responsabile della Gs Italy e dipendente della Stim; Rita Aurigemma dipende della società Cofely; Claudio Galli, 47 anni, dipendente Cofely; Monica Cerchiaro, 36 anni, dipendente della Stim; Alberto Cantore, 59 anni. Tra gli indagati Elisabetta Longo, 55 anni, già direttore della centrale acquisiti della Regione Lazio. Secondo gli inquirenti, la corruzione finita al centro dell'indagine riguarderebbe un appalto da 62 milioni di euro, sul quale sarebbe stata applicata una tangente da 65mila euro recepita dagli indagati attraverso lavori di subappalto. A ciò si aggiunge l'ipotesi di peculato legata a 145mila euro di cui si sarebbe appropriato indebitamente Agneni per lavori non eseguiti da lui. Nel corso delle operazioni i carabinieri hanno sequestrato tre beni immobili di Agneni per un valore di oltre un milione di euro e delle quote societarie delle tre imprese coinvolte per un valore di 250mila euro circa.

APPALTI PUBBLICI AGGIUDICATI CON MINACCE E ACCORDI
"Embè secondo me se è vero quello che mi hanno detto sarà un bagno di sangue, e però stavolta Maurì conoscendo te rovino. Te lo dico te rovino". Così Alessandro Agneni, parla al telefono con l'imprenditore Maurizio Canghiari, vincitore di un appalto pur non essendo in affari con lui. "Maurì i problemi ci so come in tutti i cantieri so cazzi vostri - prosegue Agneni intercettato - Alla prima, ve caccio via". "Se vuoi venì d'accordo con me a sto giro deve esse liscio come l'olio - aggiunge - perché io come se dice del Lancisi so avvelenato". E ancora: "Se me capiti sotto per la seconda volta, come se dice, non te salvi" minaccia Agneni.

I BLACKOUT DIFFUSI CHE HANNO DATO IL VIA ALL'INDAGINE
L'inchiesta che ha portato al blitz di oggi è nata da un esposto, del luglio 2015, dell'allora direttore generale del San Camillo-Forlanini Antonio D'Urso nel quale si evidenziavano una serie di episodi di blackout elettrici registrati in diversi padiglioni del nosocomio e legati al malfunzionamento dei gruppi elettrogeni. I disservizi avevano riguardato non solo gli uffici ma anche reparti ospedalieri come quello di maternità. Nel solo mese di luglio per ben tre volte alcune aree del San Camillo erano rimaste al buio e questo aveva convinto D'Urso a denunciare i fatti alla magistratura chiedendo delle verifiche.

L'OSPEDALE: NOI PARTE LESA, LICENZIAMMO INDAGATO
"Il nostro ospedale risulta essere parte lesa dai comportamenti dei responsabili dei reati per i quali da stamattina sta operando la magistratura attraverso i carabinieri" dichiara in una nota il direttore generale dell'ospedale San Camillo di Roma, Fabrizio D'Alba. "Su i temi evidenziati dagli inquirenti - prosegue D'Alba - l'azienda nella persona del direttore generale protempore Antonio D'Urso, aveva riscontrato alcune irregolarità nell'ambito dei procedimenti amministrativi di affidamento degli appalti e segnalato il tutto all'autorità competente dando in questo modo fattivo contributo alle indagini. Contestualmente l'azienda aveva avviato tutte le procedure interne nei confronti del dipendente direttore della struttura tecnica arrivando già ad inizio del 2016 al licenziamento dello stesso".

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