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DOPO 26 ANNI DI OCCUPAZIONE

Sigilli al centro sociale "Corto Circuito"

Sigilli al centro sociale "Corto Circuito"

Sigilli a 26 anni di occupazione. Il centro sociale Corto Circuito, in via Filippo Serafini a Roma, è attivo sul territorio del quartiere Tuscolano dal 21 aprile del 1990. All'alba è stato sgomberato e secondo quanto riferisce la Questura, all'interno dell'area, una ex scuola con uno spazio all'esterno, sono stati realizzati «gravi abusi». Di cosa si tratta? Il 26 giugno 2012 il centro sociale fu colpito da un incendio, che distrusse un intero padiglione della struttura. Gli occupanti quindi avevano deciso di realizzare un nuovo padiglione, per sostituire quello andato distrutto, con la tecnica della permacultura, antisismica ed ecosostenibile, in legno, paglia, terra cruda e con 17.000 bottiglie riciclate. Una struttura in costruzione che però non ha ottenuto il via libera delle autorità competenti. Per questo gli attivisti più volte, anche con una raccolta firme promossa un anno fa, hanno chiesto - ma non ottenuto - che l'assessorato al Patrimonio del Comune di Roma riconoscesse il valore sociale dell'occupazione e quindi consentisse la realizzazione della nuova struttura. Proprio oggi avrebbe preso il via un corso di formazione sugli intonaci. La Questura ha fatto sapere che sono tre i <decreti di sequestro preventivo emanati dalla magistratura romana a fronte di gravi abusi compiuti all'interno dell'area del centro sociale denominato "Corto Circuito". I provvedimenti sono stati emessi anche a seguito dei numerosi esposti della cittadinanza». Alle operazioni di sgombero hanno partecipato oltre 200 uomini tra Polizia di Stato e Comando Provinciale dell'Arma dei Carabinieri, 50 agenti del gruppo Sicurezza pubblica emergenziale del Corpo di Polizia Roma Capitale e 3 equipaggi del Vigili del Fuoco del Comando Provinciale di Roma, impiegati dalla Questura per eseguire lo sgombero dello storico centro sociale della Capitale. La liberazione e il sequestro dell'area occupata è avvenuta su delega dell Autorità giudiziaria. Nell'area, occupata abusivamente, oltre alla violazione delle norme amministrative in merito allarea ristorante, anche la realizzazione di un abuso edilizio. Gli agenti hanno infatti sequestrato un fabbricato di oltre 300 metri quadrati, quasi ultimato. Gli occupanti, naturalmente, non si danno per vinti: «Pensiamo che oggi dobbiamo riprenderci questo spazio che rappresenta il centro della socialità del quartiere. È chiaro che se si chiudono queste strutture che svolgono un lavoro sociale si è all'anticamera della privatizzazione», ha detto Nunzio D'Erme, ex consigliere comunale di Roma e tra i fondatori del centro sociale. Insieme agli altri attivisti radunati a piazza dei Cavalieri del Lavoro, dove rimarranno con un presidio fisso fino a sabato, D'Erme aggiunge: «C'è un gruppo di poteri forti che vuole incrinare i rapporti tra il centro sociale e la nuova giunta».

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