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Emergenza rifiuti , i Comuni morosi ci costano 53 milioni

Daniele Di Mario
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Oltre 50 milioni di euro. A tanto ammontano i debiti contratti dai Comuni nei confronti del Consorzio Gaia, che gestiva la discarica e il termovalorizzatore di Colleferro prima di entrare in crisi, cominciare a non pagare le rate di ammortamento del mutuo verso Cassa Depositi e Prestiti e Ministero dell'Economia ed entrare in una spirale irreversibile che ha portato al suo commissariamento e all'amministrazione straordinaria. Con Gaia in fallimento e l'impossibilità di accettare offerte antieconomiche per gli impianti, la giunta Polverini ha conferito il termovalorizzatore nella newco LazioAmbiente Spa, che ora la giunta Zingaretti vuol mettere in liquidazione. Ma questa è un'altra storia. Gaia, con sede a Colleferro, gestiva la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti di 48 Comuni delle province di Roma e Frosinone, servendo un territorio di 450mila abitanti e impiegando 1.300 persone. Il Consorzio venne costituito nel 1997 nell'ambito di un piano di esternalizzazione e gestione consortile e sovracomunale dei servizi di raccolta dei rifiuti promosso dalla Regione Lazo e diretto a favorire l'incremento dell'occupazione nella Valle del Sacco. Nel 2004, come previsto dal d.lgs. 267/2000, il Consorzio si trasformò in Spa, con azionisti 44 dei 48 Comuni. Attraverso le società controllate Mobilservice srl e E.P. Sistemi Spa, il Consorzio gestiva due impianti di termovalorizzazione. La Mobil Service, controllata al 100% da Gaia, si occupava dell'impianto entrato in funzione a gennaio 2003, la E.P. Sistemi - controllata al 60% da Gaia e al 40% da Acea - gestiva un impianto speculare a quello della Mobilservice entrato in funzione nel giugno successivo. La gestione dei due impianti era a sua volta svolta da Gaiagest, controllatata al 95% dal Consorzio, che controllava anche il 95% del capitale sociale della Fiuggiterme, operante nel campo dei servizi dell'attività termale, turistico, congressuale, sanitario e sportivo del Comune di Fiuggi. Gaia tra il 2000 e il 2003 ricevette dal Cdp e Mef finanziamenti per 196,8 milioni di euro, ma dal novembre 2005 il Consorzio cominciò ad avere problemi a pagare le rate del mutuo. Tanto che già al 31 dicembre 2006 i debiti per rate scadute e non pagate ammontavano a 27,4 milioni, mentre l'esposizione complessiva del debito era di 170 milioni. Perché? Semplice: posto che il flusso di ricavi del Consorzio dipendeva dai contratti di servizio stipulati dai Comuni serviti, la causa principale dello stato di insolvenza di Gaia era attribuibile proprio al forte ritardo dei Comuni nel pagamento delle fatture. Ad aprile 2006 la Cassa certifica l'insolvenza di Gaia e il 31 gennaio 2007 il Cda revoca il finanziamento. È una spirale che porterà al commissariamento e poi alla procedura fallimentare. Eppure tutti sapevano: la Regione, i capigruppo alla Pisana, i sindaci dei Comuni. È prevalsa sempre la stessa linea: la richiesta di azzeramento del debito, con la pretesa che a pagare fossero i cittadini. Proposta naturalmente irricevibile per Cdp e Tesoro. I vertici Gaia hanno anche provato a cedere i termovalorizzatori, scegliendo di trattare con Acea senza informare la Cassa di una proposta della spagnola Urbaser. Ma numerose riunioni con Comune di Roma, Regione Lazio, Acea e Ama non portarono a nulla. Il 24 ottobre 2006 Acea, interessata ai forni, invia un piano che prevede spacchettamento di Gaia, richiesta di un nuovo management, aumento delle tariffe e azzeramento del debito. Il Dg della CdP procedeva allora alla revoca del finanziamento. Ma prima, l'8 novembre, si tentò un'ultima mediazione. Inutile, perché alla riunione con Cassa, Tesoro, sindaci, Campidoglio, Regione, Acea, Ama e Gaia la richiesta di Consorzio e Acea fu sempre la stessa: azzerare il debito e scaricarlo sugli italiani. Nessuno pensò di chiedere i soldi ai Comuni morosi: troppo scomodo andare a chiedere soldi a sindaci amici. Il tutto con la complicità dei big politici locali. Nel frattempo scoppiano gli scandali: blitz di Noe e Finanza nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Velletri tra tangenti, ruberie e danni ambientali. Alla fine Gaia viene commissariata dal governo e posta in amministrazione straordinaria. Il commissario Lolli esautora Roberto Scaglione, ex Ad condannato dalla Corte dei conti nel 2012 a risarcire un danno erariale di 211 milioni di euro. Restano 53 milioni che Lolli sta cercando di recuperare - alcuni Comuni come Subiaco hanno estinto il debito - e che gli italiani rischiano di pagare al posto dei sindaci morosi.

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