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L'ultima figuraccia di Virginia Raggi Manca la quota rosa, giunta da rifare

In base all'articolo 25 dello Statuto di Roma Capitale gli assessori devono essere di diverso sesso in pari numero. Nel 2011 venne azzerata la squadra di Alemanno

L'ultima figuraccia di Virginia Raggi Manca la quota rosa, giunta da rifare

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Un altro pericolosissimo passo falso da parte del sindaco Raggi che con la nomina di Andrea Mazzillo al Bilancio e Massimo Colomban alle Partecipate, rischia, per ordine del Tar di dover ripartire da zero per aver violato la normativa delle quote rosa. Il ricorso, anzi i ricorsi, sono stati già preparati dal consigliere Pd Roberto Giachetti e dall’esponente romano Sel, Gianluca Peciola. Lo Statuto di Roma Capitale è chiaro. All’articolo 5 si parla del Principio della Pari Opportunità in tema di nomine e si fissa un tetto minimo di un terzo. Il nodo tuttavia si presenta poco più in là. L’articolo 25 dello Statuto infatti è esplicitamente riferito alla Giunta capitolina. Il terzo comma in particolare recita: «Fra i nominati è garantita la presenza, di norma in pari numero, di entrambi i sessi, motivando le scelte difformemente operate con specifico riferimento al principio di Pari Opportunità». Numeri alla mano, dunque, la «nuova» giunta Raggi, ovvero la prima giunta in tre mesi di governo, conta undici assessori, di cui 5 donne, compresa Virginia Raggi. Una in meno rispetto a quanto stabilito dallo Statuto di Roma Capitale, in regola, invece, con la legge Delrio che fissa il tetto del 40%. La parola finale spetterà ovviamente al Tribunale amministrativo, già protagonista nel 2011 dell’azzeramento della giunta Alemanno proprio per aver violato le quote rosa. Un filo sottilissimo che rischia di rompersi con la sempre più probabile uscita dell’assessore all’Ambiente Paola Muraro, coinvolta nell’inchiesta sui rifuti. Ne è perfettamente consapevole, il primo cittadino donna della Capitale, che soltanto tre giorni fa, guarda caso, aveva liquidato la battaglia storica della parità di genere con parole chiarissime: «Per me la legge sulle "quote rosa" rappresenta la definizione di una sorta di recinto, dentro il quale si è voluto circoscrivere la presenza femminile, perché questa avesse rappresentanza. Una legge fortemente discriminatoria - ha sostenuto la Raggi - una legge che non garantisce né democrazia né meritocrazia. È una legge che offende, in primo luogo, proprio le donne, e le relega in una visione anacronistica e primitiva. Io credo che la parità di genere vada promossa nella società. Serve una nuova visione culturale». Al di là delle singole opinioni, il problema è che si parla di legge. Ma il "vizio" dei grillini ormai è noto: la legge, così come i precetti politici valgono a seconda della convenienza. Avevano detto che non si sarebbero mai confusi con la politica e con la casta, ma la tessera Pd di Marzillo non conta. Ieri Grillo è sceso ancora una volta in campo a difesa della sempre più debole Raggi: «La tessera del Pd? Anche io ce l’ho avuta». Magra, magrissima consolazione. 

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