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Luca seviziato ore. I Ris riaprono la casa degli orrori

Sei mesi dopo il delitto rotti i sigilli: portati via pc, farmaci e bicchieri.Il sopralluogo chiesto dalla difesa

Luca seviziato ore. I Ris riaprono la casa degli orrori

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L’appartamento al decimo piano di via Igino Giordani 10, al Collatino, è tornato a rivedere la luce ieri mattina. Sono passati sei mesi da quando il 23enne Luca Varani venne narcotizzato, torturato e ucciso al culmine di un festino a base di alcol e droga dal proprietario di casa, Manuel Foffo, e da Marco Prato entrambi poco più grandi di lui. Ieri mattina i carabinieri di piazza Dante, titolari delle indagini, hanno rotto i sigilli insieme agli uomini del Ris, al pm Francesco Scavo e ai consulenti delle parti in cerca di elementi nuovi per la difesa dei due arrestati. Niente di utile alle indagini, rispetto a quanto sequestrato dagli investigatori nelle ore immediatamente successive all’omicidio. Del resto, a inchiodare i due "amici" erano stati i segni sul cadavere della vittima e le armi trovate all’interno dell’appartamento. Nei tre bustoni portati via ieri dalla casa degli orrori, di nuovo sotto sequestro, ci sono tazze e bicchieri, un tappo, gli stracci che Foffo avrebbe chiesto alla madre al piano di sotto, presumibilmente per lavare via il sangue della vittima ancora all’interno, e poi tre computer di cui uno fisso e due portatili, una pen drive, molti medicinali con relative prescrizioni risalenti al 2014 e intestate al proprietario di casa. «Il sopralluogo di oggi (ieri n.d.r.) è doveroso per fotografare meglio la scena del delitto - ha detto l’avvocato di Manuel Foffo, Michele Andreano -. Un’esplorazione necessaria per capire se il mio assistito, le cui dichiarazioni rese nei sette interrogatori hanno puntualmente trovato riscontro, fosse in grado di intendere e volere». Ma nell’appartamento dove si è consumato il tragico festino sono state trovate anche tracce di sostanza di colore bianco, presumibilmente cocaina. Tantissima quella consumata dai due presunti assassini di Luca Varani, sballati, eccitati e decisi a capire «che effetto potessero provare ad uccidere». Nei prossimi giorni inquirenti e consulenti di parte, che dopo il sopralluogo in via Giordani si sono chiusi in Procura, torneranno anche nella camera dell’hotel San Giusto dove Marco Prato si rifugiò a poche ore dal delitto per riacquistare lucidità.

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