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Parchi e ville storiche, viaggio nella giungla

Sono rimasti solo 136 giardinieri per curare il comune più verde d'Europa DEGRADO Un percorso a ostacoli tra alberi caduti e rifiuti

Parchi e ville storiche, viaggio nella giungla

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Solo 136 persone eseguono la manutenzione al verde metropolitano più ampio d’Europa. La metà di questi addetti, tra l’altro, ha più di 60 anni. È graduale e inesorabile lo spopolamento del Servizio Giardini di Roma Capitale, causa principale dell’incuria in cui si trovano parchi, verdi e ville storiche della Capitale. Mentre la vegetazione in alcune zone somiglia quasi più alla foresta pluviale che a un paesaggio cittadino, nell’ultimo assestamento di Bilancio votato dalla Giunta guidata da Virginia Raggi sono stati eliminati anche i residuali 800.000 euro, soldi che il commissario Francesco Paolo Tronca aveva assegnato proprio alla manutenzione del verde, come risulta da interrogazione presentata dal gruppo capitolino di Forza Italia. L’idea era di rivedere i fondi a settembre, con un secondo assestamento di bilancio, ma le vicissitudini politiche dell’amministrazione a 5 Stelle hanno messo in forse anche il destino di questo settore. Il risultato è che, come ovvio, il Servizio Giardini si trova in enorme difficoltà, avendo perso in tre anni - per congedo e altre vicissitudini - oltre la metà del suo organico. Questo si traduce in un’incuria generalizzata. Un esempio lo è la situazione di Mezzocamino, nel Municipio 10: da quando nei mesi scorsi sono stati consegnati dieci parchi al Comune di Roma non è mai stata eseguita manutenzione; oppure quella della celebre Villa Celimontana o di Parco Pallotta a Ostia, su cui impazzano le denunce di residenti e avventori. Così vale per il verde limitrofo alle grandi arterie - via Cristoforo Colombo su tutte - o intorno alle piste ciclabili, le più importanti quelle che costeggiano i fiumi Tevere e Aniene. Va detto che il Dipartimento Ambiente del Campidoglio, che ingloba anche il Servizio Giardini, è stato fra quelli più colpiti dall’inchiesta Mafia Capitale. Un settore che si è letteralmente fermato nel 2015, quando l’ex Giunta Marino bloccò decine di appalti in autotutela assegnati in parte alle cooperative che facevano riferimento a Salvatore Buzzi, o che comunque potevano essere "in odore" di eventi corruttivi. L’impasse politica e il commissariamento del Comune ha fatto il resto. L’ultimo provvedimento degno di nota risale all’11 settembre 2015, quando la Giunta capitolina stanziò 2,3 milioni di euro per la manutenzione straordinaria, interventi connessi al Giubileo della Misericordia. Una goccia nel mare.
Poi c’è il tema degli alberi che, al primo temporale, si abbattono sulle strade e, in alcuni casi, sulle auto facendo anche vittime. A Roma ci sono circa 300mila alberi, di cui 150mila sorgono ai lati delle vie o al centro delle carreggiate (gli altri 150mila si trovano nei parchi e nelle ville). Di questi, secondo quanto risulta al Servizio Giardini, circa 50mila rischiano ogni giorno di essere abbattuti dalle raffiche di vento e dagli agenti meteorologici. L’ex assessore Estella Marino aveva dato il via a un bando da 10 lotti per la manutenzione e il monitoraggio di una parte delle alberate capitoline (circa 80mila piante). Un piano dettagliato da 4 milioni di euro circa, ma la gara è andata deserta e non è stata più assegnata. Quali le soluzioni? In teoria, servirebbero soldi per rifare le gare e tornare ad assegnare servizi che in precedenza sarebbero stati in parte pilotati da imprenditori e dirigenti corrotti, ma che comunque risultavano essenziali. Oppure affidare tutto ad Ama, magari attraverso l’internalizzazione dei lavoratori della Roma Multiservizi (società strumentale di Ama, oggi dirottata su appalti global service) e delle altre piccole imprese che lavorano con i municipi. Un’ipotesi che vede in prima linea il presidente della Commissione capitolina Ambiente, Daniele Diaco: «Una città come Roma deve essere dotata di un settore strategico come il servizio giardini. È intenzione di questa amministrazione ripristinare uomini e mezzi al fine di renderlo operativo e di poter svolgere un’attività che fino ad oggi è stata affidata attraverso appalti a soggetti privati». L’importante è che si trovino le risorse.

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