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Da Clelio Darida al Marziano Quanti sindaci di Roma «eretici»

Tutti gli scontri tra Campidoglio e Oltretevere

Da Clelio Darida al Marziano Quanti sindaci di Roma «eretici»

alemanno

Amerigo Petrucci, Clelio Darida, Ugo Vetere. Fino ad arrivare a Ignazio Marino e Virginia Raggi. È lungo l’elenco dei sindaci di Roma che con la Chiesa si sono presi pochino. Nelle relazioni tra Campidoglio e la Santa Sede esistono sostanzialmente due epoche. Una preconciliare, una successiva al Vaticano II. Nella prima, sostanzialmente fino a Urbano Cioccetti, sindaco fino al 1961, i rapporti tra Comune di Roma e Oltretevere non hanno subìto scossoni fondamentalmente per due ragioni: le liste elettorali della Dc le faceva il Vicariato; il piano regolatore - poi varato dal commissario succeduto a Petrucci - e gli interessi fondiari e immobiliari del Vaticano sconsigliavano incomprensioni.

Tutto cambia con l’avvento del centrosinistra e il nuovo progetto politico di Aldo Moro. In Campidoglio arriva Glauco Della Porta, primo sindaco di centrosinistra. La Dc progressivamente si affranca dalla diocesi, le liste elettorali per il Comune di Roma sono meno confessionali. Cominciano le prime incomprensioni che dureranno fino al governo capitolino di Amerigo Petrucci, il padre del primo Prg della Capitale. Nel frattempo si conclude il Concilio Vaticano II, con le sue encicliche che riformano profondamente la Chiesa, aprendola di più al secolo e ai laici. I cattolici cominciano a concepire e a elaborare modi diversi di impegnarsi in politica. La Dc all’alba degli anni Settanta entra così in crisi, complice anche una difficoltà di rielaborare una proposta politica capace di attualizzare la dottrina alle mutate condizioni sociali ed economiche.

Paolo VI, vescovo di Roma, vuole che sia la propria diocesi l’esempio del mondo nell’applicazione del Vaticano II. In un rinnovato fermento dei cattolici romani, nel 1974 il cardinal vicario Poletti, con l’appoggio del Santo Padre, organizza il convegno sulla Responsabilità dei cristiani di fronte alle attese di carità e giustizia nella diocesi di Roma». È il famoso convegno sui Mali di Roma che di fatto punta l’indice contro la giunta monocolore Dc con l’appoggio esterno del Pci guidata da Clelio Darida. Il Concilio sbarca a Roma animato anche dall’attività pastorale di mons. Luigi Di Liegro e mons. Clemente Riva; prendono corpo le comunità cristiane di base; sorgono nuovi movimenti politici non organici alla Dc. è la prima grande frattura tra il Campidoglio e la Chiesa di Roma, che, tutto sommato, avrà negli anni a seguire un rapporto più che civile con i sindaci comunisti Argan e Petroselli, impegnati alla riqualificazione urbanistica di quelle borgate cantate da Pasolini e additate dal convegno come luogo simbolo delle ingiustizie sociali romane e in cui Paolo VI si reca in diverse occasioni. Le cose cambiano nel 1985, quando, a pochi mesi dalle amministrative, il cardinal Poletti polemizza duramente con Ugo Vetere, succeduto allo scomparso Petroselli. Poletti arriva ad attribuire alla giunta non cristiana la responsabilità delle piaghe romane, anche alla luce di un nuovo convegno nel 1984, a dieci anni da quello del 1974. Il rapporto con le Giunte guidate prima dai Dc Signorello e Giubilo e poi dal socialista Carraro va avanti con quella diffidenza che sfocerà in distanza al crepuscolo della Prima Repubblica.

Nella Seconda lo schema cambia. Con Papa Wojtyla in Vicariato arriva il presidente della Cei Camillo Ruini. Ottime le relazioni col sindaco Francesco Rutelli - che coltiva anche il rapporto con Di Liegro - negli anni del Grande Giubileo del 2000: Rutelli non viene quasi mai criticato né dal Laterano, né dalla Cei né dalla Segreteria di Stato. Di buon vicinato invece la dialettica tra il Vaticano e Walter Veltroni. Nel 2008 a Ruini succede nel ruolo di cardinal Vicario, che con Alemanno ha a che dire per alcune dure ordinanze su lavavetri e nomadi, ma con cui si costruisce un rapporto di equilibrio che resiste fino all’avvento di Marino. Già il Marziano, che qualcuno è arrivato a definire «lo stalker del Papa», per quel viaggio a Philadelphia al seguito di Francesco di cui ancora oggi si fatica a capire il senso. I rapporti tra la Chiesa e Marino sono stati pessimi, nonostante lui non perdesse occasione per professarsi cristiano e cattolico. Ma la battaglia sulle unioni civili, i precedenti sul caso Englaro e le ripetute gaffe hanno scavato un solco incolmabile tra Vaticano e Vicariato da un lato e Campidoglio dall’altro. Adesso c’è Virginia Raggi, il cui rapporto con la Santa Sede non è cominciato affatto bene.

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