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Berdini: Virginia cambia, o me ne vado

L’assessore duro con la Raggi: «Una classe dirigente non s’improvvisa. Marra eversivo»

«È la tempesta perfetta. Una classe dirigente non s’improvvisa». Paolo Berdini va al cuore del problema, con una invidiabile onestà intellettuale, e mette all’angolo Virginia Raggi, rinfacciandole più di una scelta. Mentre il Campidoglio targato MoVimento 5 Stelle è nel pieno della bufera, l’assessore all’Urbanistica non nasconde tutta la propria perplessità sulla delicatissima fase che la neonata amministrazione Raggi sta attraversando. «Non mi sto dimettendo - precisa Berdini - ma o si apre una fase nuova o cambia tutto».

«Sta succedendo la tempesta perfetta - ammette l’assessore all’Urbanistica - È una situazione molto delicata da cui ci vorranno molta determinazione e onestà intellettuale per uscirne. Una classe dirigente non si improvvisa, il problema che ritengo fondamentale è che una parte fondamentale di una classe dirigente aveva dato il suo assenso a lavorare con la Giunta Raggi, mi riferisco alla Raineri e Minenna, e sono stati costretti alle dimissioni. C’è qualcosa da ricucire, da ripensare profondamente». Rispondendo alle domande di Radio Anch’io , Berdini sulle sue possibili dimissioni spiega: «Bisogna mantenere molto fredda la tensione, però ci sono problemi giganteschi sul tappeto, questo è innegabile per qualsiasi persona di buonsenso. Ci saranno discussioni, è certo che c’è un malessere profondo che va affrontato dal punto di vista dell’etica della cosa pubblica. Se si parte da lì c’è nuova fase, altrimenti cambia tutto».

Berdini critica duramente alcune scelte di Virginia Raggi, compresa quella di consultare l’Anac e Raffaele Cantone per la nomina della Raineri. «È certo - dice l’assessore - che c’è un malessere profondo che va affrontato dal punto di vista dell’etica della cosa pubblica. Se si parte da lì c’è una nuova fase, altrimenti cambia tutto. Questa idea di mandare una lettera all’Anac sulla Raineri, poco condivisa da me, evidentemente è stata pensata da qualcuno. Non è possibile che ci sia qualcuno che pensa a scorciatoie con le lettere a Cantone, se questa persona è ricorsa a questa scorciatoia, Raggi ha il dovere di richiamarlo all’ordine e trasferirlo ad altre e più modeste mansioni». Chiaro il riferimento al vice capo di gabinetto Raffaele Marra, che Berdini evoca senza problemi: «Parlo di Raffaele Marra, i nomi vanno fatti perché in Campidoglio parlano le oche, parlano i muri e quando vai lì si scopre che chi manda queste lettere scellerate è Marra. Chi è autore di un gesto così eversivo della cosa pubblica credo debba essere messo nelle condizioni di non nuocere. Se è vero che è lui l’ispiratore della lettera, deve fare un passo indietro».

La linea di Berdini è molto più moderata anche sulle Olimpiadi: «Io ho posto una questione: Roma ha 13 miliardi e mezzo di deficit, è una città fallita. Ha piovuto tre giorni fa e non siamo stati in grado di fare l’emergenza e le strade sono andate sott’acqua, questa è Roma. Se c’è l’occasione di fare un progetto complessivo su Roma io credo che sia doveroso farlo per un’amministrazione di nuova nomina. Se lo strumento per finanziarlo possono essere le Olimpiadi, ma questo dipende soltanto da chi all’inizio aveva pensato i Giochi in una maniera troppo speculativa, allora ben vengano le Olimpiadi, altrimenti troveremo altre fonti di finanziamento. L’importante è avere un’idea di Roma condivisa e che faccia ritornare la fiducia, che io non sento. È una città che ha avuto Mafia Roma, avuto metà dei consiglieri indagati o in galera e quindi bisogna darle una scossa».

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