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Ristrutturato ma chiuso Il caso del San Giacomo

Gli sprechi a via di Ripetta

Ristrutturato ma chiuso Il caso del San Giacomo

san giacomo

Nomen-omen: il destino dell’antico «San Giacomo degli Incurabili» era probabilmente già scritto nel suo nome. E infatti, dopo 670 anni, nel 2008 ha definitivamente smesso di curare, chiudendo i battenti. Ma, mentre nel 1339 gli «incurabili» erano così chiamati solo perché malati rifiutati dagli altri due ospedali romani (il Santo Spirito in Saxia e il San Giovanni in Laterano), a cominciare dai pellegrini provenienti dal Settentrione, i cosiddetti «malfranciosi» affetti da sifilide, nel 2008 fu invece il nosocomio di via Ripetta a rifiutare i degenti, dirottandoli negli altri presidi dopo la chiusura dei suoi 130 posti letto decretata il 31 ottobre 2008 dall’allora presidente della Regione, Piero Marrazzo.

Anche se, nello stesso anno, la Regione aveva effettuato lavori di ristrutturazione in ben 32mila metri quadrati dello storico immobile, spendendo diversi milioni di euro. Ma, tre mesi dopo dopo il taglio del nastro per l’inaugurazione dei nuovi padiglioni, è arrivato anche il taglio dell’ospedale. E a nulla sono poi serviti gli appelli del comitato «Salviamo il San Giacomo», né le oltre 60mila firme raccolte dalla petizione per la sua riapertura. E neanche il tentativo di una delle discendenti del cardinale Antonio Maria Salviati, che ha provato a far valere il testamento dell’alto prelato, risalente al 1562, col quale regalò l’immobile alla città di Roma a patto che il suo uso di ospedale fosse conservato. Ma è rimasto solo un presidio ambulatoriale, con ingresso in Via Canova. Mentre l’ultima vera attività sanitaria ad abbandonare il plurisecolare palazzo, che solo le truppe napoleoniche riuscirono nel corso della sua storia a ridimensionare drasticamente, riducendolo a un semplice luogo di primo soccorso, è stato il servizio Dialisi, prima trasferito al Sant’Eugenio e poi al Policlinico Casilino. Anche se la Corte dei Conti, un anno dopo quei lavori di ristrutturazione e la seguente chiusura dell’ospedale, riservò un capitolo specifico al San Giacomo nella sua relazione annuale del 2009, ammonendo sulle «criticità che devono far riflettere sulla opportunità di continuare a destinare risorse finanziarie aggiuntive, rispetto a quelle già necessariamente spese a suo tempo per mettere a norma l’edificio, senza che vi sia, neppure in prospettiva, un beneficio effettivo per l’utenza».

Un monito caduto nel nulla perché nel 2013 l’allora Asl Roma A (ora 1), è tornata a deliberare altri due cantieri per il rifacimento del tetto di copertura, ormai bersaglio preferito di gabbiani e piccioni che spadroneggiano sopra una struttura vuota da cinque anni. E tuttora inutilizzata tre anni dopo, con «un gran dispendio di denaro pubblico per lavori di ristrutturazione di una struttura chiusa da anni, di cui ogni anno si pagano a titolo di canone di leasing», hanno denunciato in un’interrogazione immediata al presidente del Consiglio regionale, Daniele Leodori, i 7 consiglieri del MoVimento 5 Stelle.

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