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20/03/2016 06:08

CAPITALE AL COLLASSO

Case popolari, buco da 500 milioni
E l’Ater scrive ai morti: ora pagate

Un affitto su due è moroso. Spedite 25mila lettere, anche ai defunti perché il database è vecchio

Case Ater

Un inquilino delle case popolari su due, a Roma, non paga (o non la paga con regolarità) l’affitto all’Ater. Motivo per il quale, nel corso degli ultimi 10 anni l’agenzia regionale ha collezionato la cifra record di 500 milioni di euro di mancati introiti a causa delle morosità. Un dato che, insieme a quello degli inquilini irregolari, ben 5.378 sui 48.551 totali sul territorio capitolino (oltre il 10%), contribuisce ad affossare un’azienda che necessita di un ritorno all’efficienza e al rigore. Per questo motivo che il neo commissario straordinario Giovanni Tamburrino ha predisposto un giro di vite nei confronti dei ritardatari, aprendo un ufficio per il recupero delle morosità. Qui, tuttavia, la nuova gestione dell’azienda si è dovuta scontrare con un’altra dura realtà.

 

 

LETTERE AI DEFUNTI

Nei giorni scorsi sono state spedite ben 25mila lettere ad altrettanti inquilini morosi (il 50% circa di tutti gli assegnatari, dunque), dove si chiedeva di prendere appuntamento presso la sede Ater e avviare una trattativa per il rientro del debito: il problema è che molte di queste erano intestate a persone decedute. Apriti cielo: «Vogliono i soldi anche dai morti», hanno protestato, giustamente, alcune delle famiglie destinatarie. Il problema, a quanto pare, starebbe nei database, che in alcuni casi non vengono aggiornati anche da 25 anni, nemmeno con la registrazione dei decessi. Ad aver ricevuto le missive, dunque, i parenti dell’intestatario deceduto, «molti dei quali hanno fatto da tempo richiesta di successione dell’immobile», spiega Guido Lanciano, segretario di Roma e Lazio, Unione Inquilini. La notizia dunque è un’altra: non che si spediscano lettere ai defunti, bensì che
Ater ancora non provveda ad un aggiornamento del proprio database.

 

 

LE MOROSITÀ

Ma torniamo ai morosi. Ogni anno l’Ater di Roma prevede di incassare circa 132 milioni di euro, fra canoni di locazione e servizi a rimborso. Ma in media, ad ogni bilancio consuntivo, si trova in cassa appena 80 milioni di euro. Gli altri 50 milioni finiscono nel calderone dei crediti verso gli inquilini, le cosiddette «morosità». Considerando esigibili solo i debiti degli ultimi 10 anni ed escludendo gli interessi di mora, i mancati introiti ammontano a ben 500 milioni di euro. Una cifra per forza di cose al ribasso, considerando anche che i futuri piani di rientro potrebbero vedere degli sconti e che molti continueranno a non pagare.

 

 

GLI IRREGOLARI

Altra piaga quella degli irregolari o senza titolo. Qui bisogna operare delle distinzioni. Il familiare di una persona defunta, che abbia i requisiti e che abbia fatto regolare richiesta, può ereditare la casa popolare dai genitori o dai nonni. La legge lo prevede e, nel caso in cui la situazione finanziaria sia leggermente migliorata, l’Ater potrebbe operare un adeguamento del canone. Non essendo in grado di aggiornare i database, tuttavia, queste persone fanno parte dei circa 5mila irregolari censiti nel 2013 dall’agenzia regionale, equiparati dunque ai semplici occupanti abusivi. Dall’altra parte, come spiega ancora Lanciano, «ci sono molte situazioni di cui Ater è completamente all’oscuro e che prevedibilmente si compensano con quelle non irregolari», lasciando che la stima del 10% resti attendibile.

 

 

LE LISTE D’ATTESA

Fuori dai cancelli delle case popolari, invece, ci sono circa 13mila famiglie che aspettano in maniera disillusa un tetto dove vivere. Alcuni, soprattutto nuclei composti da due o tre persone, anche da 16 anni. Gli alloggi vengono assegnati infatti a un ritmo di 250 l’anno. La nuova graduatoria stilata dalla Giunta Marino conta ben 7.197 aventi diritto. A queste si aggiungono man mano le circa 200-300 richieste mensili che arrivano al Dipartimento Politiche Abitative del Comune di Roma. 

Vincenzo Bisbiglia






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