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30/01/2016 08:18

IL FUTURO DELLA SANITA'

Al Sant'Eugenio reparti nuovi ancora chiusi e senza medici

Terapia intensiva e Medicina d'urgenza inaugurati a novembre per il Giubileo NEL LAZIO "Assunzioni a pioggia negli ospedali"

S.Eugenio

Barelle ammassate in corsia, letti di fortuna pur di recuperare una manciata di posti, estenuanti ore di attesa. Il pronto soccorso dell’ospedale Sant’Eugenio è al collasso. Basta trascorrere una giornata tra i corridoi del nosocomio per scoprire le mille contraddizioni della struttura sanitaria . La prima,riguarda il pronto soccorso. Per ovviare al problema del sovraffollamento lo scorso 25 novembre venne inaugurato il reparto di medicina d’urgenza e quello di terapia intensiva post-operatoria. 20 posti in stanze da due letti con una dotazione tecnologica all’avanguardia e una comoda sala d’aspetto per i parenti. La terapia intensiva può contare invece su un ambiente open space con 8 letti e l’aggiunta di 3 stanze di isolamento. Fondi stanziati dalla Regione per affrontare l’anno giubilare e un eventuale affollamento straordinario. Zingaretti al taglio del nastro assicurò che il reparto sarebbe entrato in funzione il giorno dopo. Ebbene, a distanza di mesi, il reparto non è ancora operativo. Piera Spada, direttore sanitario dell’ospedale fa sapere: «Concordo sulla necessità di attivazione della Medicina d’Urgenza a supporto del Pronto Soccorso già prevista per il primo febbraio in concomitanza dell’implementazione del personale medico. Per la Terapia Intensiva i lavori sono stati ultimati soltanto a metà gennaio e pertanto sono in corso le procedure di allestimento». Tuttavia l’ospedale assicura che da febbraio la storia cambierà: «con l’acquisizione di 5 unità di personale medico e la realizzazione della Discharge Room al fine di agevolare il turnover dei pazienti degenti e aumentare la possibilità dei posti letto». Il vecchio plesso fa i conti con i calcinacci che cadono dai muri, inflitrazioni, degrado e sporcizia. Accade ai piani -1 e -2 dove, si vedono grovigli di fili elettrici che fuoriescono dai muri. «In seguito al sopralluogo dell’ufficio tecnico non sono state ravvisate necessità di interventi di messa in sicurezza degli ambienti siti al piano -1- replica l’ospedale-. I fili all’esterno invece sono da ritenersi provvisori e motivati dalla necessità di evitare interruzione dell’erogazione dell’energia elettrica all’interno dei reparti oggetto dei lavori di manutenzione». Ma c’è una storia che lascerà increduli persino i più scettici. Riguarda i pazienti affetti da talassemia, una rara malattia del sangue, che costringe chi è colpito a sottoporsi ad emotrasfusioni. Gli aghi utilizzati sono considerati di scarsa qualità e invasivi, tant’è che spesso provocano ematomi, dolorosi lividi e, in alcuni casi, arrivano a bucare le vene. Ebbene l’Associazione Gocce di Vita Onlus da ben un anno protocolla lettere per richiedere l’istituzione di un tavolo di confronto per aiutare i pazienti a rendere meno invasivi i trattamenti di trasfusione. In diverse occasioni si è proposto di acquistare gli aghi, una spesa irrisoria per le casse del nosocomio ma che comunque farebbe la differenza sulla pelle martoriata dei pazienti, per donarli all’ospedale. Proposta rispedita al mittente con la motivazione che ogni strumento acquisito deve passare da canali istituzionali. Tra le altre richieste c’è anche l’acquisto di una seconda centrifuga per il filtraggio e lavaggio del sangue. Ad oggi il Sant’Eugenio è dotato di un solo macchinario. E non basta proprio.. Anche su questo punto, il direttore sanitario del nosocomio promette: «Massima attenzione affinché il problema dei pazienti sia risolto tempestivamente».

Francesca Pizzolante






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