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22/01/2016 06:08

STORIE MALEDETTE

"Valentino ci ha contagiate apposta. Se esce di cella lo rifarà"

Parla per la prima volta una delle trenta ex ragazze di Valentino malato di Aids. Roma nel panico: "È un pericolo non dovete liberarlo. Colpiva scientificamente"

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«Il suo obiettivo era quello di contagiare, ne sono convinta. Da quando, un anno fa, ho scoperto di essere sieropositiva, la rabbia non mi lascia più. Non aveva nessun diritto di scegliere me, e tante come me. Quello che vorrei ora è la sua confessione; non mi libererebbe dalla patologia, ma mi darebbe pace mentale e un po’ di serenità». Fortunata. È paradossalmente questo il nome di fantasia che una delle trenta ragazze contagiate da Valentino T. ha scelto per l’intervista a Il Tempo. Non è stata una fortuna innamorarsi dell’untore seriale, ma una iattura. Nelle parole che Fortunata trova per raccontare la sua storia ci sono la fierezza e il coraggio che non ha avuto il partner, prima, quando le ha nascosto di essere affetto da Hiv, poi, quando, una volta scoperto, ha continuato a negare l’evidenza. Valentino T. ha fatto dell’amore, del sesso non protetto, uno strumento scientifico di morte. Egoismo sfociato in sadismo e in reato. Lesioni personali gravissime è l’accusa che l’ha portato in carcere. Il giudice parla di «un atteggiamento di assoluta insensibilità e quasi di disinteresse per la condizione di salute delle partner gravemente minacciate dalla foga bulimica di appagamento sessuale». Purtroppo gli inquirenti non hanno ancora messo la parola «fine» a questa vicenda perché Valentino è sieropositivo dal 2006.

 

Iniziamo dal primo incontro. Quando hai visto Valentino per la prima volta?
«Come tante ragazze, tramite una chat. Era il 2008. Mi ha conquistata il fatto che sembrasse un ragazzo per bene, mi ricordo che insistette per presentarlo a casa, così da far vedere alla mia famiglia che era una persona per bene».

 

Quanto è durato il vostro rapporto?
«Solo tre mesi. Ho avuto un incidente stradale ad agosto di quell’anno, e con la scusa che lui non si sentiva a suo agio negli ospedali, mi ha lasciata. Poi, dopo la fine di una relazione nell’agosto del 2013, abbiamo ripreso i contatti e abbiamo ricominciato a vederci per circa 9 mesi».

 

Ha mai avuto sospetti che potesse tradirti?
«I sospetti li avevo, ma non avevo prove effettive. Molto spesso mandava dei messaggi pochi minuti prima dei nostri incontri, dicendo che aveva avuto dei contrattempi, e così non ci vedevamo».

 

Come mai vi siete lasciati?
«Ci siamo lasciati (sempre se si può utilizzare questo termine, visto che non eravamo una coppia ufficiale) perché secondo lui eravamo incompatibili caratterialmente, inoltre, mi aveva confessato di aver iniziato una relazione con un’altra ragazza, e allora abbiamo deciso di non vederci più».

 

Era lui a chiederle di avere rapporti non protetti?
«Con me non ha mai dovuto insistere troppo sul non usare i preservativi perché mi fidavo di lui, e lui comunque era sempre restio ad usarli, dicendomi che senza provava molto più piacere».

 

Le aveva mai parlato della sua malattia? Hai mai avuto sospetti al riguardo?
«Non mi hai confessato niente riguardo questa patologia, ed io, non avrei mai immaginato una cosa del genere. Era lontana da me anni luce! Ripeto, mi fidavo
di lui».

 

Poi è arrivato il giorno in cui ha scoperto che il suo ragazzo era sieropositivo...
«Un giorno che non dimenticherò mai. Ho scoperto della sua sieropositività tramite terze persone e quando gli chiesi spiegazioni, mi disse che era una bugia che si era inventato per allontanare una ragazza che non gli dava tregua. Non so perché ma non gli ho creduto, lo sentivo che non era sincero. E quando poi ho scoperto la verità ovviamente ero arrabbiata, distrutta, incredula. Vorrei ancora capire il motivo
di questo suo gesto».

 

Quindi, secondo lei, Valentino l’ha fatto apposta?
«Sì»

 

Cioè voleva contagiare lei, e le altre partnerdi proposito? Un gesto scellerato oppure un atto di egoismo finalizzato al suo piacere?
«Dal momento che sai di questa patologia, ti viene spontaneo proteggere chi ami o chi hai accanto. Lui non ha mai fatto una cosa del genere, quindi, a mio parere, il suo comportamento era volontario. Per me il suo obiettivo era quello di contagiare. Uno che ha l’Aids non si comporta così, se proprio non ha il coraggio di dirlo che almeno si protegga. E invece lui non lo ha fatto».

 

Che sentimento prova ora nei suoi confronti?
«Rabbia, una gigantesca rabbia. Anche se ormai è più di un anno che so di essere sieropositiva, non riesco ad abituarmi all’idea. Questa rabbia non mi lascia più».

 

Come è cambiata la sua vita da quando ha fatto il test?
«Fortunatamente ora, grazie alle terapie, la vita di un sieropositivo non è molto differente da un sieronegativo: bisogna usare delle accortezze, che in teoria dovrebbe usare anche un sieronegativo. Per noi il cambiamento principale è rapportarsi con la gente, con quello che le persone sanno, poiché in Italia c’è molta disinformazione. Io personalmente trovo difficoltà nel trovare un ragazzo che capisca effettivamente quello che comporta questa patologia. Purtroppo molti si limitano a giudicare, senza tenere conto, che oltre a questo, esiste una persona, una persona con dei sentimenti e non molto differente da lui. Sono impauriti, e un po’ li capisco».

 

Sono decine le ragazze contagiate come lei?
«Avrei preferito decisamente essere sola in questa situazione. Sapere che non sono la sola mi crea un grande dolore. Questo fa capire quanto Valentino abbia deciso di giocare con la vita di molte ragazze. Tutte avevamo diritto di scelta, lui non aveva nessun diritto di scegliere per noi!».

 

Se potesse parlargli ora, se lo dovesse incontrare un giorno, cosa gli direbbe?
«Gli chiederei solo la verità, per una volta nella sua vita. Vorrei sapere la motivazione di questo suo comportamento, del perché ha rovinato la vita a tante
di noi, anche se non cambierebbe la mia situazione. Però, ripeto: una sua confessione purtroppo non ci libererebbe da questa patologia. Ci darebbe la pace mentale, un po’ di sollievo».

 

Un’eventuale condanna esemplare potrà ripagare quello che ha fatto?
«Qualsiasi condanna riceva, non ci guarirà da questo. Spero solo che questa mia intervista faccia capire a tutti, che nessuno ha il diritto
di scegliere della vita degli altri e che gente del genere deve essere bloccata in tempo».

 

Se dovesse tornare in libertà crede che sarebbe un pericolo per altre ragazze?
«Penso che una persona come Valentino sia un pericolo per tutti. Non si è fatto scrupoli nel diffondere il virus a molte ragazze e credo che non si fermerebbe in ogni caso. Questo lo dico rivalutando il suo comportamento alla luce dei fatti. Non ha mai avuto alcuno scrupolo e abilmente mi ha mentito quando io gli ho chiesto spiegazioni».

 

Tutte le donne d’Italia, e soprattutto di Roma dov’è scoppiata una vera e propria psicosi, si sono immedesimate nella sua situazione. Ognuna ha pensato che sarebbe potuto capitare a lei, e di conseguenza a qualcun altro. La domanda può sembrare banale, ma c’è un consiglio che si sente di dare?
«L’unico consiglio che posso dare è quello di usare le dovute precauzioni. Ogni donna e ogni uomo che ha una relazione spera sempre che il proprio partner sia leale e fedele, ma purtroppo non possiamo mai esserne sicuri. Consiglio inoltre di fare almeno una volta l’anno queste analisi, perché il virus si potrebbe contrarre in modi diversi dal rapporto sessuale, ma almeno si farebbe in tempo ad arginare il virus destinato a espandersi a macchia d'olio».

 

E alle altre ex di Valentino che appello vorresti fare?
«Alle ragazze che hanno avuto la sfortuna di incontrare Valentino faccio un appello: non abbiate paura di farvi avanti. So che può mettere ansia e terrore il giudizio delle persone, ma voi non sarete mai sole. Noi lotteremo e ci sosterremo a vicenda, ma dobbiamo anche impegnarci a non far aumentare il numero delle vittime. Valentino non può averla vinta anche su questo».

 

Fortunata si interrompe. Con le mani fa il segno che basta così, non ce la fa a continuare l’intervista. Interviene allora l’avvocato Irma Conti, che segue lei ed altre ex partner di Valentino. «Ho conosciuto tante ragazze come «Fortunata». Ragazze normalissime, comuni, per bene, che si erano solo innamorate di chi le ha contagiate. In questi giorni si fanno reciprocamente forza tra loro per far fronte a questa situazione che ha inciso nella loro vita. Il loro essere speciale sta anche nel modo in cui stanno reagendo a questa vicenda, con l’aiuto di psicologi, poiché occorreva gestire con equilibrio le conseguenze di quanto accaduto. E poi c’è la battaglia contro la malattia...». Uno scambio di sguardi tra avvocato e assistita, e l’incontro con Il Tempo si avvia a conclusione: «Questa ragazza ha accettato di rendere questa intervista, nell’anonimato che le è doveroso, per la solidarietà che c’è con le altre ragazze malate e per quelle sconosciute a cui vogliono far giungere il loro pensiero proprio per evitare che si ripeta ciò che è successo a loro. Una confessione a cuore aperto affinché altri Valentino, se esistono, si fermino in tempo e non giochino con la vita
di giovani innamorate».

Augusto Parboni e Valeria Di Corrado






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