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18/01/2016 06:08

POLITICA E INTRIGHI

Giachetti: "Celebrerò le nozze gay"

Il candidato sindaco di Roma si schiera: però serve una legge "Nella Capitale i problemi non si risolveranno mai al 100 per cento"

P.BREVE: OSTRUZIONISMO OPPOSIZIONI SU PROCESSO VERBALE

«Celebrerei molto volentieri» un matrimonio gay «nel momento in cui ci fosse una legge che lo permettesse»: senza giri di parole si è schierato così il candidato sindaco di Roma per il Pd Roberto Giachetti, ospite ieri sera di «Fuori Onda» su La7, sostenendo che si tratta di un tema «molto delicato» e che dunque non vanno create «aspettative che poi possono venir tradite». Un intervento diretto sul tema del momento. Giachetti ha spaziato dal presunto debito di 19 milioni di euro da parte della Chiesa nei confronti di Roma Capitale per Imu non pagata: «Bisogna vedere quali sono i servizi a cui si fa riferimento: se ci sono milioni di Imu che non sono pagati per attività che fa la Chiesa, di un certo tipo, che vanno salvaguardate» è un conto, «per il resto bisognerà parlarne»; fino a mafia capitale: «Dentro le cooperative, tradite da persone come Buzzi, ci sono tante brave persone che si fanno un mazzo così». E ancora: «Penso che Roma abbia tutte le risorse per potersi riscattare. Cominciamo a fare in modo che accanto alle tante cose che vanno bene possano cominciare ad andare bene anche le cose che ora non vanno». «Mi auguro che le primarie siano il più partecipate possibile e mi auguro che anche da Sel ci sia un ripensamento. Le primarie sono una cosa seria e non si capisce perché a Milano Sel partecipa alle primarie» e a Roma no. E ha puntualizzato: «Io non scenderei mai in campo per fare dimenticare delle responsabilità. Mafia capitale è una vicenda molto vasta. Non voglio fare dimenticare, ma ho intenzione di fare in modo che sia possibile alle persone credere che ci sia una possibilità per cambiare. I problemi in una grande città come Roma non si risolveranno mai al 100%, ma cercherò di fare in modo che molte cose che non vanno possano andare».

E ieri il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei e arcivescovo di Genova, sul ddl Cirinnà ha precisato che «ci sono diverse considerazioni da fare, ma la più importante è che mi sembra una grande distrazione da parte del Parlamento rispetto ai veri problemi dell’Italia» che sono «creare posti di lavoro, dare sicurezza sociale, ristabilire il welfare». «Nelle nostre parrocchie - ha aggiunto il porporato - noi vediamo una grandissima coda di disoccupati, inoccupati, di gente disperata che non sa come portare avanti giorno per giorno la propria famiglia. Di fronte a questa situazione, tanto accanimento su determinati punti che impegnano il governo e lo mettono in continua fibrillazione mi pare - ha aggiunto - che sia una distrazione grave e irresponsabile». E, in vista del Family day in programma il 30 gennaio prossimo a Roma: «Questa manifestazione è a difesa della famiglia, del sostegno pieno alla famiglia che non può essere uguagliata da nessun’altra istituzione o situazione. L’obiettivo è decisamente buono» e «assolutamente necessario perché le politiche familiari sono piccolissime» e «la famiglia è il fondamento di tutta la società». Il presidente della Cei ha ricordato che il dibattito sulla Cirinnà «è un’iniziativa dei laici con la loro responsabilità, come il Concilio Vaticano II ricorda».

Il titolare del Viminale, Angelino Alfano, sempre su «Fuori Onda», ha detto che al Family day «ci sarò con il cuore e la mente, ma non fisicamente perché faccio il ministro dell'Interno e preferisco non andare. Ci vuole buonsenso - ha aggiunto - noi diciamo sì al rafforzamento dei diritti patrimoniali degli omosessuali, ma difendiamo anche il diritto dei bambini ad avere una madre e un padre», ha concluso.

Antonio Angeli






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