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10/01/2016 06:04

LAZIO IN CRISI

Stazioni sciistiche a secco «Serve lo stato di calamità»

Nei sei luoghi di villeggiatura impianti ancora chiusi

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Da mesi attendono la manna bianca dal cielo ma, nel frattempo, chiedono aiuti dalla terra: «La Regione riconosca lo stato di calamità naturale». Così le 6 stazioni sciistiche del Lazio, che già sono andate in «bianco» durante le vacanze di Natale, sono ancora a secco (presenti al massimo 20 centimetri di neve, un tappetino insufficiente per poter battere le piste ed aprire gli impianti) ed ora battono cassa. Martedì prossimo i rappresentanti di Terminillo, Livata, Cittareale, Leonessa, Campo Staffi e Campocatino si riuniranno, infatti, in campo neutro, nell’altra stazione turistica invernale, ma che non ha mai avuto impianti di risalita, agli Altipiani di Arcinazzo. Per «chiedere aiuti e contributi e il riconoscimento della calamità naturale per mancanza di neve alla Regione, che deve intervenire concretamente e risolvere definitivamente i problemi», dicono in coro gli operatori laziali, che seguono le orme di Federfuni Italia. L’associazione di categoria, infatti, ha già avanzato una serie di richieste per la «risalita» delle società messe in ginocchio dalla mancanza di neve. Proprio mentre i rivali d’Abruzzo fanno il pienone grazie alle piste innevate artificialmente. Nella stazione del Frusinate, a Campocatino, l’impianto per la neve artificiale c’è, ed è costato circa 2 milioni di euro, ma le piste sono a secco: servono alcuni interventi all’invaso, bisogna acquistare i cannoni sparaneve e occorre un ulteriore investimento di circa 300mila euro. La Regione per il 2016 ha stanziato 13,9 milioni per l’impianto di risalita del Terminillo. A Campo Staffi è stata realizzata la nuova seggiovia del Ceraso, per la quale però sono in attesa, oltre che della neve, anche di un’ultima autorizzazione. «La pioggia caduta nella notte ha portato via la poca neve presente, per cui è impossibile sciare e ci vediamo costretti a rimandare l’apertura», spiega la società di Campo Staffi. Sulla «montagna della città metropolitana di Roma capitale», a Livata, l’acqua invece non manca solo per l’innevamento artificiale, ma anche per l’acquedotto. In costruzione da oltre un decennio, anche l’ultimo cantiere, finanziato per 450 mila euro dalla Regione e partito il 20 novembre scorso, è fermo da tempo. In compenso oggi si muoveranno da Livata gli atleti del «Trail dei Monti Simbruini»: 3 gare, da 13 e 5 chilometri, con 455 metri di dislivello.

Antonio Sbraga






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