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Verdone: "Capitale mai così degradata I politici non governano, fanno rapine"

L'attore guarda la sua città peggiorare ogni giorno: "Se non l'amassi me ne sarei già andato"

Carlo Verdone ricorda l’amico Sordi nella villa sull’Aventino dove abitava Albertone: ieri, in concomitanza dei 95 anni che avrebbe compiuto l’attore, la dimora è stata aperta alla stampa per annunciare delle iniziative culturali che verranno realizzate proprio nella storica residenza. Verdone sorride con un pizzico di malinconia, ripensando alle sue giornate con Albertone, ma poi quando gli chiedo di Roma, della sua città e del suo degrado si arrabbia e si intristisce.

 

 

Verdone, Sordi è stato sindaco per un giorno, in occasione del suo 80° compleanno: era il 2000. Secondo lei, oggi Albertone rifarebbe la stessa esperienza?

«Non credo proprio. Anche quindici anni fa quell’esperienza non gli piacque molto. Mi raccontava che aveva girato tantissimo per i vari quartieri capitolini e mi diceva: "Oh, ma quanto girano ’sti sindaci, stanno sempre a chiacchiera’". No oggi, non lo farebbe, quello che è successo con Mafia Capitale lo vivrebbe come un affronto alla sua città, gli farebbe talmente schifo che se ne distaccherebbe. Oppure, per criticare l’operato di questo sfacelo, si inventerebbe un personaggio da interpretare in un film e lì, sì, che metterebbe in fila tante di quelle critiche...».

 

 

Come se ne esce dal disastro di Mafia Capitale, basterebbe il commissariamento?

«Non lo so, non entro nel merito del commissariamento, ma certo è che Roma ora ha toccato punte di degrado mai viste prima, mentre la Capitale dovrebbe essere il biglietto da visita del Paese. L’elenco del degrado è lunghissimo: è una città sporca, piena di buche, poco illuminata, con una movida in centro, zona Campo de’ Fiori, in particolare, che non è abbastanza vigilata, ma ce ne sono tanti altri di quartieri abbandonati a se stessi. Solo che nel centro storico fa più impressione. Ovunque incontri qualcuno che cerca di venderti qualcosa, devi temere le risse se vai a berti qualcosa in un bar del centro, ogni tanto qualcuno si fa il bagno in una delle nostre fontane e i graffiti aumentano, mentre nel resto d’Europa li hanno aboliti. Il problema delle buche di Roma, tra l’altro, è atavico: anche io come tanti motociclisti ne ho fatto le spese e mi sono fratturato cadendoci dentro. In fondo, i cittadini di Roma non chiedono oro o petrolio, ma solo un po’ di catrame per le buche. E poi, Roma ha bisogno di intrattenimento per le famiglie che non hanno molti posti dove portare i bambini e non bastano più villa Borghese o i soliti luoghi. Servono più giardini e puliti, con la dovuta manutenzione. Soprattutto adesso che è imminente il Giubileo».

 

 

Allora, occorre cambiare la classe politica?

«Ogni giorno leggiamo di qualche scandalo nuovo, soprattutto legato alla corruzione. Questo è un Paese che andrebbe cambiato dalle nuove generazioni che però in questo momento sono in attesa, poverette, di essere chiamate dopo aver mandato il curriculum. Io spero che questi ragazzi trovino un lavoro e cambino qualcosa, anche dal punto di vista della politica. Ma ci vorrà molto tempo. Gli scandali sono sempre esistiti in tutte le regioni, ma ora siamo andati più giù del fondo: più soldi girano e più aumenta la corruzione. Bisogna recuperare il senso etico: questo Paese sta diventando uno dei più corrotti del mondo ed è inaccettabile. Il Papa ha ragione quando parla di cambiamento etico a Roma».

 

 

A chi dare la colpa di tale sfacelo nella Capitale?

«Molto se non tutto dipende dall’educazione familiare, dall’etica che ricevi. Quando un uomo fa politica per il proprio tornaconto personale vuol dire che non ha capito niente: perché non fa politica, ma sta facendo una rapina, sta alimentando la corruzione, è un criminale e basta. E poi, tutti i soldi pagati con le tasse dei cittadini dove vanno a finire?».

 

 

Ha mai pensato di cambiare città?

«Io amo Roma, se non l’amassi me ne sarei già andato. Ma adesso è davvero dura viverci, ogni giorno è sempre peggio». 

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